{"id":5768,"date":"2021-04-03T17:15:34","date_gmt":"2021-04-03T15:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=5768"},"modified":"2021-04-03T18:28:27","modified_gmt":"2021-04-03T16:28:27","slug":"pier-della-vigna-e-il-suicidio-in-carcere-ingiusto-fece-me-contra-me-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=5768","title":{"rendered":"PIER DELLA VIGNA E IL SUICIDIO IN CARCERE &#8211; &#8220;INGIUSTO FECE ME CONTRA ME GIUSTO&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F5768&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" ><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/dante-e-oltretomba.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/dante-e-oltretomba.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5832\" width=\"807\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/dante-e-oltretomba.jpg 725w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/dante-e-oltretomba-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>DANTE E PILLOLE DI DIRITTO ATTUALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:9px\"><em>&#8220;L&#8217;opera e il pensiero di Dante poggiano chiaramente su una impalcatura di matrice legale. La centralit\u00e0 del diritto si avverte soprattutto nella Commedia: Dante immagina l&#8217;aldil\u00e0 come una struttura amministrativa fortemente regolata, dotata di una complessa rete di leggi locali, giurididizioni gerarchiche, punizioni e ricompense ben calcolate&#8221;<\/em> (<a href=\"https:\/\/www.viella.it\/libro\/9788867286539\">Justin Steinberg, Dante e i confini del diritto<\/a>). <br>Qui per\u00f2 si vuole solo un&#8217;occasione, nell&#8217;anniversario dei 700 anni dalla mortre del Poeta, per (ri)leggere qualche passo del capolavoro, anch&#8217;esso bene comune, italiano e dell&#8217;umanit\u00e0. <br>E, solo secondariamente, aggiungere qualche spunto di riflessione:  giusto affinch\u00e8, per il piacere della lettura di tale opera, non si resti troppo distaccati dalla realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>PIER DELLA VIGNA E IL SUICIDIO IN CARCERE &#8211; &#8220;INGIUSTO FECE ME CONTRA ME GIUSTO&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Pier_delle_Vigne-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Pier_delle_Vigne-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5788\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Pier_delle_Vigne-1.jpg 800w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Pier_delle_Vigne-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Pier_delle_Vigne-1-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption>Ignoto, busto di Pier Della Vigna, Capua,Museo Provinciale Campano<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Inferno, Canto XIII, 64-72<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-large-font-size\"><em><strong>La meretrice che mai da l\u2019ospizio<\/strong><\/em><br><em><strong>di Cesare non torse li occhi putti,<\/strong><\/em><br><em><strong>morte comune e de le corti vizio,  <\/strong><\/em><br><em><strong>infiamm\u00f2 contra me li animi tutti;<\/strong><\/em><br><em><strong>e li \u2019nfiammati infiammar s\u00ec Augusto,<\/strong><\/em><br><em><strong>che \u2019 lieti onor tornaro in tristi lutti.  <\/strong><\/em><br><em><strong>L\u2019animo mio, per disdegnoso gusto, <\/strong><\/em><br><em><strong>credendo col morir fuggir disdegno, <\/strong><\/em><br><em><strong>ingiusto fece me contra me giusto.<\/strong><\/em>   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-large-font-size\"><strong>Dove ci troviamo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;opera, ossia la <em>Comed\u00eca<\/em>, comunemente pi\u00f9 conosciuta come <em>Divina Commedia<\/em>, ci troviamo nella Cantica dell&#8217;Inferno, al Canto XIII,  ricco, stilisticamente, di raffinatezze poetiche: <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/anafora_%28Enciclopedia-Dantesca%29\/\">anafore<\/a> (<em><strong>non fronda verde, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e \u2018nvolti; non pomi v\u2019eran, ma stecchi con t\u00f2sco<\/strong><\/em>, per rafforzare l&#8217;immagine del bosco spettrale, con fogliame scuro e ramaglie contorte, e spine velenose anzich\u00e8 frutti), <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/allitterazione_%28Enciclopedia-Dantesca%29\/\">allitterazioni<\/a> (<em><strong>similemente a colui che venire sente \u2018l porco e la caccia a la sua posta, ch\u2019ode le bestie, e le frasche stormire<\/strong><\/em>, per riprodurre il rumore dei movimenti nella boscaglia, come nella battuta al cinghiale con i cani), allitterazioni con <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/chiasmo_%28Enciclopedia-Dantesca%29\/\">chiasmi<\/a> (<em><strong>ingiusto fece me contra me giusto<\/strong><\/em>), allitterazioni con <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/poliptoto\/\">poliptoti<\/a> (<em><strong>cred&#8217;io ch&#8217;ei credette ch&#8217;io credesse<\/strong><\/em>; <em><strong>infiamm\u00f2 contra me li animi tutti; e li \u2018nfiammati infiammar s\u00ec Augusto<\/strong><\/em>), allitterazioni con <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/antitesi_%28Enciclopedia-Dantesca%29\/\">antitesi<\/a> (<em><strong>per disdegnoso gusto, credendo col morir fuggir disdegno<\/strong><\/em>) etc etc.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il Canto XIII dell&#8217;Inferno, oltre che piacevole per gli artifizi di stile, \u00e8 interessante anche per i personaggi che Dante menziona, e in particolare per l&#8217;incontro con Pier della Vigna: dottissimo letterato e funzionario alla corte di Federico II di Svevia, a cui il Poeta d\u00e0 modo di parzialmente riabilitarsi, rispetto alla cattiva fama di corrotto e di traditore che lo contraddistingueva nelle cronache del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;inferno, ci troviamo nel VII Cerchio, dove sono puniti i violenti, in tre gironi distinti, ciascuno dei quali ospita una categoria particolare di loro: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"has-black-color has-text-color wp-block-list\"><li>nel primo girone (a cui era dedicato il precedente XII Canto), un fiume rosso di sangue bollente (il Flegetonte, <em><strong>riviera del sangue in la qual bolle<\/strong><\/em>), si trovano i <span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">violenti contro il prossimo<\/span><\/strong><\/span>, ossia i <span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><strong>tiranni<\/strong><\/span>, gli <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">assassini<\/span><\/strong>,  i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">predoni<\/span><\/strong> e i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">ladruncoli<\/span><\/strong>: sono costretti a restarvi immersi (alcuni fino agli occhi, altri fino al collo, altri fino al petto, altri fino ai piedi) dalla vigilanza dei centauri che fanno ronda sulle due rive (esseri mostruosi met\u00e0 umani e met\u00e0 cavalli, che <strong><em>in traccia corrien<\/em><\/strong>, <em><strong>armati di saette<\/strong><\/em>);<\/li><li>nel secondo girone (a cui \u00e8 dedicato appunto il XIII Canto), una boscaglia selvaggia, si trovano i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><span style=\"text-decoration: underline;\">violenti contro se stessi<\/span><\/span><\/strong>: nella persona, ossia i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">suicidi<\/span><\/strong>, e nel patrimonio, ossia gli <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">scialacquatori<\/span><\/strong>; i primi, i suicidi, sono stati trasformati in piante e, imprigionati in esse, vengono straziati dalle arpie (esseri mostruosi met\u00e0 umani e met\u00e0 uccelli: <strong><em>ali hanno late, e colli e visi umani, pi\u00e8 con artigli, e pennuto \u2019l gran ventre<\/em><\/strong>, e <em><strong>fanno lamenti<\/strong><\/em>) che nidificano tra i rami e si cibano delle foglie; i secondi, gli scialaquatori, corrono invece tra le piante, venendo inseguiti da belve (<strong><em>nere cagne, bramose e correnti<\/em><\/strong>) che, quando li raggiungono, li fanno a brandelli;<\/li><li>nel terzo girone (a cui sar\u00e0 dedicato il successivo XIV Canto), un terreno sabbioso reso infuocato da una pioggia di fiamme (l&#8217;<em><strong>orrido sabbion<\/strong><\/em>: una <strong><em>rena arida e spessa<\/em><\/strong>, ove <em><strong>piovean di foco dilatate falde<\/strong><\/em>), si trovano i <span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">violenti contro Dio<\/span><\/strong><\/span>: nella persona divina, ossia i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">bestemmiatori<\/span><\/strong>; nella natura umana, ossia i <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">sodomiti<\/span><\/strong>, nell&#8217;operosit\u00e0 umana, ossia gli <strong><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">usurai<\/span><\/strong>; i primi, i bestemmiatori, devono restare sdraiati supini nella sabbia rovente; i secondi, i sodomiti, devono camminarvi senza posa, i terzi, gli usurai, devono restarvi seduti portando al collo una borsa con lo stemma della loro famiglia.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ora Dante e Virgilio sono stati trasportati oltre il fiume Flegetonte dal centauro Nesso, e si stanno addentrando in una selva spettrale (<em><strong>un bosco che da neun sentiero era segnato<\/strong><\/em>) ove, come il Poeta scoprir\u00e0, sono costretti coloro che si suicidarono, tramutati in alberi ed esposti a soffererenze: spezzando un ramo (<strong><em>colsi un ramicel da un gran pruno<\/em><\/strong>) vede sgorgare liquido e sente una voce parlare (<em><strong>usciva insieme parole e sangue<\/strong><\/em>), lamentandosi (<em><strong>\u2019l tronco suo grid\u00f2: perch\u00e9 mi schiante? &#8230; perch\u00e9 mi scerpi? non hai tu spirto di pietade alcuno?<\/strong><\/em>) e raccontando la sua sorte (<strong><em>uomini fummo, e or siam fatti sterpi<\/em><\/strong>). <\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; un topos: la scena richiama un episodio raccontato da Virgilio nell&#8217;Eneide (di quando Enea strappando delle fronde per metterle su un altare sente la voce di Polidoro, figlio di Priamo, re di Troia, fatto uccidere dagli invasori per impossessarsi del tesoro della citt\u00e0) e sar\u00e0 richiamata da Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata (di quando Tancredi colpendo un cipresso con la spada, per sfogarsi, sente la voce di Clorinda, guerriera saracena da lui uccisa in duello).<\/p>\n\n\n\n<p>Il dannato trasformato in albero che colloquia con Dante \u00e8 Pier Della Vigna, uomo di lettere ma anche di legge, consigliere fidatissimo dell&#8217;imperatore Federico, caduto in disgrazia per l&#8217;invidia altrui, a suo dire, e suicidatosi in carcere per le sofferenze e il disonore di una condanna e di una pena che riteneva ingiuste.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong><em>Io son colui che tenni ambo le chiavi<\/em><\/strong>\n<strong><em>del cor di Federigo, e che le volsi,<\/em><\/strong>\n<strong><em>serrando e diserrando, s\u00ec soavi,<\/em><\/strong>\n<strong><em>che dal secreto suo quasi ogn\u2019uom tolsi:<\/em><\/strong>\n<strong><em>fede portai al glorioso offizio,<\/em><\/strong>\n<strong><em>tanto ch\u2019i\u2019 ne perde\u2019 li sonni e \u2019 polsi.<\/em><\/strong>\n<strong><em>La meretrice che mai da l\u2019ospizio<\/em><\/strong>\n<strong><em>di Cesare non torse li occhi putti,<\/em><\/strong>\n<strong><em>morte comune e de le corti vizio,<\/em><\/strong>\n<strong><em>infiamm\u00f2 contra me li animi tutti;<\/em><\/strong>\n<strong><em>e li \u2019nfiammati infiammar s\u00ec Augusto,<\/em><\/strong>\n<strong><em>che \u2019 lieti onor tornaro in tristi lutti.<\/em><\/strong>\n<strong><em>L\u2019animo mio, per disdegnoso gusto,<\/em><\/strong>\n<strong><em>credendo col morir fuggir disdegno,<\/em><\/strong>\n<strong><em>ingiusto fece me contra me giusto.<\/em><\/strong>\n<strong><em>Per le nove radici d\u2019esto legno<\/em><\/strong>\n<strong><em>vi giuro che gi\u00e0 mai non ruppi fede<\/em><\/strong>\n<strong><em>al mio segnor, che fu d\u2019onor s\u00ec degno.<\/em><\/strong>\n<strong><em>E se di voi alcun nel mondo riede,<\/em><\/strong>\n<strong><em>conforti la memoria mia, che giace<\/em><\/strong>\n<strong><em>ancor del colpo che \u2019nvidia le diede.               \n<\/em><\/strong><\/pre>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<pre class=\"wp-block-verse\">Io sono colui che di Federico II di Svevia tenne entrambe le chiavi del cuore (il volere e il non volere), e che le usai cos\u00ec dolcemente, chiudendo ed aprendo, che esclusi dai suoi segreti quasi tutti (divenni cio\u00e8 il suo pi\u00f9 fidato consigliere): fui fedele al mio prestigioso incarico, al punto che persi per questo il sonno e la salute.\nLa prostituta (l'invidia) che non distolse mai i suoi occhi disonesti dalla reggia dell'imperatore, e che \u00e8 rovina comune degli uomini e vizio speciale delle corti, infiamm\u00f2 contro di me gli animi di tutti; ed essi da infiammati infiammarono a loro volta l'imperatore, al punto che i miei lieti onori si trasformarono in tristi lutti.\nIl mio animo, per gusto di disprezzo, credendo di sfuggire il disonore con la morte, mi rese ingiusto contro me stesso, che pure non avevo colpe.\nPer le nuove radici di questo albero, vi giuro che non fui mai infedele al mio signore, che fu tanto degno di onore.\n E se qualcuno di voi torner\u00e0 nel mondo terreno, riabiliti la mia memoria, che ancora giace per il colpo l'invidia gli diede.<\/pre>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Chi era Pier della Vigna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pier della Vigna nacque a Capua, attorno a 1190, e mor\u00ec a Pisa, nel 1249: certamente tra le personalit\u00e0 pi\u00f9 dotte del suo tempo, letterato e funzionario di altissimo livello alla corte di Federico II di Svevia (l&#8217;Hohenstaufen, nipote di Federico Barbarossa che fu Re di Sicilia, e poi Imperatore del Sacro Romano Impero, passato alla storia addiruttura con l&#8217;appellativo di Stupor Mundi, per il segno lasciato), \u00e8 difficile descrivere la sua &#8220;professione&#8221; con temini moderni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato in una famiglia di rango (il padre era magister, una sorta di giudice) ma in ristrettezze economiche (tando da dover mendicare per potersi pagare gli studi), frequent\u00f2 lo Studium di Bologna, ossia la scuola giuridica precorritrice della pi\u00f9 antica universit\u00e0 del mondo, e fu allievo del maestro Bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla Corte di Federico entr\u00f2 in servizio come tabellione, una sorta di notaio: fece poi parte della ristretta cerchia dei dictatores, ossia di coloro che redigevano i documenti imperiali, soprattutto lettere e circolari, e fu molto attivo anche nella vita culturale, tenendo rapporti con poeti, scienziati, filosofi e teologi (di lui \u00e8 rimasto un Epistolario, raccolta di svariati documenti e formulari, che per secoli fu preso a modello in corti e cancellerie).<\/p>\n\n\n\n<p>Fu giudice e diplomatico: nella prima veste, ricopr\u00ec le cariche di logoteta e protonotario (una sorta di cancelliere del sovrano, superiore ai notai e custode dei sigilli), e di gran giudice della corte imperiale (in tale veste presidette alla relizzazione della c.d. Costituzione di Melfi: un codice legilativo molto all&#8217;avanguarda, naturalmente per l&#8217;epoca); nella seconda veste, fu ambasciatore e svolse missioni molto delicate, a Roma (presso il Papato, che si contrapponeva fortemente con l&#8217;Imperatore Federico) e a Londra (il maggior successo furono le nozze, da lui registrate come procuratore, tra l&#8217;Imperatore Federico e Isabella, sorella del re d&#8217;Inghilterra, che per ringraziarlo lo nomin\u00f2 vassallo e gli assegn\u00f2 una rendita).<\/p>\n\n\n\n<p>Accumul\u00f2 ricchezze, e attir\u00f2 invidie: cos&#8217;\u00e8, e cosa non \u00e8, fu arrestato come traditore, a seguito di una congiura e\/o con l&#8217;accusa di corruzione: l&#8217;imperatore Federico, in una lettera, scrisse che Pier delle Vigne, che era stato il suo collaboratore pi\u00f9 fidato, aveva &#8220;trasformato il bastone della giustizia in un serpente&#8221; (avrebbe addirittura fatto condannare innocenti per poterne confiscare i beni), recando pericolo e danno all&#8217;impero.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu arrestato a Cremona e fu trasportato a Pontremoli, nella cui piazza fu fatto accecare a mezzo di un ferro ardente, per ordine dell&#8217;Imperatore: fu quindi portato in prigione in quel di Pisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Incarcerato si suicid\u00f2, sbattendo volontariamente la testa contro la parete della cella.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Dante, era un uomo giusto che, a causa di una ingiustizia (una accusa infondata, e una pena disumana, con l&#8217;accecamento e la prigionia), fece su di s\u00e8 un&#8217;altra ingiustizia (il suicidio \u00e8 peccato, perch\u00e8 l&#8217;uomo non \u00e8 padrone della sua vita, che ha ricevuto da Dio e che deve comunque rispettare, anche a servizio della collettivit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Insomma: un suicidio in carcere<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Cose d&#8217;altri tempi ?<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni anno nelle carceri italiane si registrano, secondo le statistiche dal 2000 ad oggi, tra i 120 e i 180 decessi: circa un terzo sono i suicidi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2019 erano stati 53, nel 2020 sono stati 61, con un notevole aumento (nonostante la popolazione carceria sia, invero, diminuita, per la prima volta da molti anni: al 31.12.20 i detenuti erano circa 53.000, rispetto ai circa 61.000 al 31.12.19).<\/p>\n\n\n\n<p>Un dramma, che coinvolge persino il personale della polizia penitenziaria (una decina di casi all&#8217;anno, pare), come rivelato dal <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/carcere-sovraffollamento-suicidi-aggressioni-l-allarme-del-garante-dei-detenuti\">Garante dei detenuti<\/a>.  <\/p>\n\n\n\n<p>Il sovraffollamento \u00e8 sicuramente una concausa: in proporzione, per avere un&#8217;idea, dove dovrebbero stare 100 denuti se ne fanno stare invece 120, ma la situazione non \u00e8 omogenea (attualmente al <a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/dettaglio_scheda.page?s=MII180401\">Regina Coeli di Roma<\/a> sono ospitate 900 persone rispetto a 606 posti di capienza regolamentare, a al <a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/dettaglio_scheda.page?s=MII172592\">Nerio Fischione d Brescia<\/a> 338 rispetto a 186, al <a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/dettaglio_scheda.page?s=MII172508\">Rocco D&#8217;Amato<\/a> di Bologna 688 su 500, alla <a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/dettaglio_scheda.page?s=MII172320\">Casa Circondariale di Busto Arsizio<\/a> 358 rispetto a 240).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Piccola riflessione finale <\/p>\n\n\n\n<p>La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha ripetutamente condannato lo Stato Italiano per la situazione delle carceri: alla famosa sentenza &#8220;Torregiani&#8221; del 2013, che ravvis\u00f2 condizioni di reclusione definite \u201cinumane e degradanti\u201d (i ricorrenti, che ottenero un risarcimento, erano sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione) ne sono seguite molte: l&#8217;Avvocatura della Camera dei Deputati (esiste pure quella) n\u00e8 d\u00e0 conto ogni anno, nei quaderni del suo importante <a href=\"https:\/\/www.camera.it\/application\/xmanager\/projects\/leg18\/attachments\/upload_file_europaestero\/upload_files\/000\/000\/472\/Quaderno2019.pdf\">Osservatorio<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema del sovraffollamento delle strutture penitenziarie, di cui \u00e8 manifestazione estrema il fenomeno del suicidio in carcere, \u00e8 questione annosa, conclamata, ma irrisolta, pur nella piena consapevolezza anche del Governo e del Parlamento, come detto. <\/p>\n\n\n\n<p>E ci\u00f2 nonostante si spenda non poco: i calcoli sono opinabili (la stima di Euro 137\/giorno\/denuto, che si trova in pubblicazioni del Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria, \u00e8 solo indicativa, derivando, anche semplicisticamente, dalla divisione della spesa complessiva indicata dal Ministero della Giustiza anche a fini statistici europei, ossia Euro 3.000.000 circa\/anno per il numero di detenuti e per il numero di giorni), ma le cifre sono comunque significative e in linea con le medie europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, secondo le &#8220;classifiche&#8221; del <a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/carceri-consiglio-europa-boccia-italia-agli-ultimi-posti-in-europa-per-sovraffollamento-b48e3056-817a-4c7f-9f2a-2df0625f0cd8.html\">Consiglio d&#8217;Europa<\/a>, a risultati, a livello cio\u00e8 di decenza e umanit\u00e0 delle strutture carcerarie, siamo tra i peggiori d&#8217;Europa (seguiti solo da Macedonia del Nord, Romania e, toh, Francia).<\/p>\n\n\n\n<p>Pare ovvio che i soldi pubblici, dei contribuenti, siano spesi male, molto male: anche per i detenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">* * *<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Il testo completo del Canto XIII dell&#8217;Inferno:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"> <em>Non era ancor di l\u00e0 Nesso arrivato,\n quando noi ci mettemmo per un bosco\n che da neun sentiero era segnato.\n Non fronda verde, ma di color fosco;\n non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;\n non pomi v'eran, ma stecchi con t\u00f2sco.\n Non han s\u00ec aspri sterpi n\u00e9 s\u00ec folti\n quelle fiere selvagge che 'n odio hanno\n tra Cecina e Corneto i luoghi c\u00f3lti.\n Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,\n che cacciar de le Strofade i Troiani\n con tristo annunzio di futuro danno.\n Ali hanno late, e colli e visi umani,\n pi\u00e8 con artigli, e pennuto 'l gran ventre;\n fanno lamenti in su li alberi strani.\n E 'l buon maestro \u00abPrima che pi\u00f9 entre,\n sappi che se' nel secondo girone\u00bb,\n mi cominci\u00f2 a dire, \u00abe sarai mentre\n che tu verrai ne l'orribil sabbione.\n Per\u00f2 riguarda ben; s\u00ec vederai\n cose che torrien fede al mio sermone\u00bb.\n Io sentia d'ogne parte trarre guai\n e non vedea persona che 'l facesse;\n per ch'io tutto smarrito m'arrestai.\n Cred' \u00efo ch'ei credette ch'io credesse\n che tante voci uscisser, tra quei bronchi,\n da gente che per noi si nascondesse.\n Per\u00f2 disse 'l maestro: \u00abSe tu tronchi\n qualche fraschetta d'una d'este piante,\n li pensier c'hai si faran tutti monchi\u00bb.\n Allor porsi la mano un poco avante\n e colsi un ramicel da un gran pruno;\n e 'l tronco suo grid\u00f2: \u00abPerch\u00e9 mi schiante?\u00bb.\n Da che fatto fu poi di sangue bruno,\n ricominci\u00f2 a dir: \u00abPerch\u00e9 mi scerpi?\n non hai tu spirto di pietade alcuno?\n Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:\n ben dovrebb' esser la tua man pi\u00f9 pia,\n se state fossimo anime di serpi\u00bb.\n Come d'un stizzo verde ch'arso sia\n da l'un de' capi, che da l'altro geme\n e cigola per vento che va via,\n s\u00ec de la scheggia rotta usciva insieme\n parole e sangue; ond' io lasciai la cima\n cadere, e stetti come l'uom che teme.\n \u00abS'elli avesse potuto creder prima\u00bb,\n rispuose 'l savio mio, \u00abanima lesa,\n ci\u00f2 c'ha veduto pur con la mia rima,\n non averebbe in te la man distesa;\n ma la cosa incredibile mi fece\n indurlo ad ovra ch'a me stesso pesa.\n Ma dilli chi tu fosti, s\u00ec che 'n vece\n d'alcun' ammenda tua fama rinfreschi\n nel mondo s\u00f9, dove tornar li lece\u00bb.\n E 'l tronco: \u00abS\u00ec col dolce dir m'adeschi,\n ch'i' non posso tacere; e voi non gravi\n perch' \u00efo un poco a ragionar m'inveschi,\n Io son colui che tenni ambo le chiavi\n del cor di Federigo, e che le volsi,\n serrando e diserrando, s\u00ec soavi,\n che dal secreto suo quasi ogn' uom tolsi;\n fede portai al glor\u00efoso offizio,\n tanto ch'i' ne perde' li sonni e ' polsi.\n La meretrice che mai da l'ospizio\n di Cesare non torse li occhi putti,\n morte comune e de le corti vizio,\n infiamm\u00f2 contra me li animi tutti;\n e li 'nfiammati infiammar s\u00ec Augusto,\n che ' lieti onor tornaro in tristi lutti.\n L'animo mio, per disdegnoso gusto,\n credendo col morir fuggir disdegno,\n ingiusto fece me contra me giusto.\n Per le nove radici d'esto legno\n vi giuro che gi\u00e0 mai non ruppi fede\n al mio segnor, che fu d'onor s\u00ec degno.\n E se di voi alcun nel mondo riede,\n conforti la memoria mia, che giace\n ancor del colpo che 'nvidia le diede\u00bb.\n Un poco attese, e poi \u00abDa ch'el si tace\u00bb,\n disse 'l poeta a me, \u00abnon perder l'ora;\n ma parla, e chiedi a lui, se pi\u00f9 ti piace\u00bb.\n Ond' \u00efo a lui: \u00abDomandal tu ancora\n di quel che credi ch'a me satisfaccia;\n ch'i' non potrei, tanta piet\u00e0 m'accora\u00bb.\n Perci\u00f2 ricominci\u00f2: \u00abSe l'om ti faccia\n liberamente ci\u00f2 che 'l tuo dir priega,\n spirito incarcerato, ancor ti piaccia\n di dirne come l'anima si lega\n in questi nocchi; e dinne, se tu puoi,\n s'alcuna mai di tai membra si spiega\u00bb.\n Allor soffi\u00f2 il tronco forte, e poi\n si convert\u00ec quel vento in cotal voce:\n \u00abBrievemente sar\u00e0 risposto a voi.\n Quando si parte l'anima feroce\n dal corpo ond' ella stessa s'\u00e8 disvelta,\n Min\u00f2s la manda a la settima foce.\n Cade in la selva, e non l'\u00e8 parte scelta;\n ma l\u00e0 dove fortuna la balestra,\n quivi germoglia come gran di spelta.\n Surge in vermena e in pianta silvestra:\n l'Arpie, pascendo poi de le sue foglie,\n fanno dolore, e al dolor fenestra.\n Come l'altre verrem per nostre spoglie,\n ma non per\u00f2 ch'alcuna sen rivesta,\n ch\u00e9 non \u00e8 giusto aver ci\u00f2 ch'om si toglie.\n Qui le strascineremo, e per la mesta\n selva saranno i nostri corpi appesi,\n ciascuno al prun de l'ombra sua molesta\u00bb.\n Noi eravamo ancora al tronco attesi,\n credendo ch'altro ne volesse dire,\n quando noi fummo d'un romor sorpresi,\n similemente a colui che venire\n sente 'l porco e la caccia a la sua posta,\n ch'ode le bestie, e le frasche stormire.\n Ed ecco due da la sinistra costa,\n nudi e graffiati, fuggendo s\u00ec forte,\n che de la selva rompieno ogne rosta.\n Quel dinanzi: \u00abOr accorri, accorri, morte!\u00bb.\n E l'altro, cui pareva tardar troppo,\n gridava: \u00abLano, s\u00ec non furo accorte\n le gambe tue a le giostre dal Toppo!\u00bb.<\/em>\n<\/pre>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Inf-XIII-1-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"831\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Inf-XIII-1-2-831x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"5785\" data-full-url=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Inf-XIII-1-2.jpg\" 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