{"id":5840,"date":"2021-04-07T22:21:08","date_gmt":"2021-04-07T20:21:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=5840"},"modified":"2021-04-10T18:47:30","modified_gmt":"2021-04-10T16:47:30","slug":"limperatore-giustiniano-e-la-semplificazione-normativa-dentro-le-leggi-trassi-il-troppo-e-l-vano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=5840","title":{"rendered":"L&#8217;IMPERATORE GIUSTINIANO E LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA &#8211; &#8220;D\u2019ENTRO LE LEGGI TRASSI IL TROPPO E \u2018L VANO&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F5840&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" ><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5686\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-statue-1268271_1920.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>DANTE E PILLOLE DI DIRITTO ATTUALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:9px\"><em>&#8220;L&#8217;opera e il pensiero di Dante poggiano chiaramente su una impalcatura di matrice legale. La centralit\u00e0 del diritto si avverte soprattutto nella Commedia: Dante immagina l&#8217;aldil\u00e0 come una struttura amministrativa fortemente regolata, dotata di una complessa rete di leggi locali, giurididizioni gerarchiche, punizioni e ricompense ben calcolate&#8221;<\/em> (<a href=\"https:\/\/www.viella.it\/libro\/9788867286539\">Justin Steinberg, Dante e i confini del diritto<\/a>). <br>Qui per\u00f2 si vuole solo un&#8217;occasione, nell&#8217;anniversario dei 700 anni dalla mortre del Poeta, per (ri)leggere qualche passo del capolavoro, anch&#8217;esso bene comune, italiano e dell&#8217;umanit\u00e0. <br>E, solo secondariamente, aggiungere qualche spunto di riflessione:  giusto affinch\u00e8, per il piacere della lettura di tale opera, non si resti troppo distaccati dalla realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>L&#8217;IMPERATORE GIUSTINIANO E LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA &#8211; &#8220;D\u2019ENTRO LE LEGGI TRASSI IL TROPPO E \u2018L VANO&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Justinianus.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"779\" height=\"600\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Justinianus.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5851\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Justinianus.jpg 779w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Justinianus-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Justinianus-768x592.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 779px) 100vw, 779px\" \/><\/a><figcaption>Ignoto, particolare del mosaico raffigurante Giustiniano e la sua corte, Ravenna, Basilica di San Vitale<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Paradiso, Canto VI, 10-12<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-large-font-size\"><em><strong>Cesare fui e son Iustiniano,<\/strong><\/em><br><em><strong>che, per voler del primo amor ch\u2019i\u2019 sento,<\/strong><\/em><br><em><strong>d\u2019entro le leggi trassi il troppo e \u2018l vano.<\/strong><\/em>   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-large-font-size\"><strong>Dove ci troviamo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;opera, ossia la <em>Comed\u00eca<\/em>, comunemente pi\u00f9 conosciuta come <em>Divina Commedia<\/em>, ci troviamo nella Cantica del Paradiso, al Canto VI: canto di argomento politico, cos\u00ec come, con simmetria non casuale, il VI dell&#8217;Inferno (ove Dante aveva incontrato, tra i peccatori di gola, Ciacco) e il VI del Purgatorio (ove il Poeta aveva incontrato, tra i  morti per violenza, Sordello).<br>Quest&#8217;ultimo si ricorda soprattutto per l&#8217;invettiva all&#8217;Italia, definita serva (<em><strong>Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!<\/strong><\/em>) ossia, in parafrasi, &#8220;povera Italia&#8221; o &#8220;povera Patria&#8221;  (espressioni e concetti sempre di attualit\u00e0, anche nelle <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gfHpWwWu-qY\">canzoni<\/a> dei giorni nostri, seppur ovviamente nella diversit\u00e0 delle analisi e delle prospettive).<br>Nella visione del Poeta, invero, la soluzione per governare l&#8217;Italia, divenuta una belva per l&#8217;incapacit\u00e0 e i vizi dei politici locali, era soltanto l&#8217;Impero, all&#8217;epoca in mani germaniche: Alberto I d\u2019Asburgo (<em><strong>O Alberto tedesco ch\u2019abbandoni costei ch\u2019\u00e8 fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni<\/strong><\/em> etc etc<strong>)<\/strong>, \u00e8 ripetutamente supplicato di tornare nel bel paese (<strong><em>Vieni &#8230; Vien &#8230; Vieni &#8230; Vieni<\/em><\/strong> &#8230; ), insediandosi nuovamente nella citt\u00e0 eterna, struggentemente addolorata per la sua mancanza (<em><strong>Roma che piagne vedova e sola, e d\u00ec e notte chiama: Cesare mio, perch\u00e9 non m\u2019accompagne?<\/strong><\/em>).<br>Gi\u00e0 in quella invettiva si accennava a Giustiniano, con la domanda, retorica, sulla utilit\u00e0 delle leggi senza una Autorit\u00e0 che le faccia rispettare, e l&#8217;amara constatazione che c&#8217;\u00e8 ancora pi\u00f9 da vergognarsi avendole e lasciandole per\u00f2 violare (<em><strong>Che val perch\u00e9 ti racconciasse il freno Iustiniano, se la sella \u00e8 vota? Sanz\u2019esso fora la vergogna meno.<\/strong><\/em>) <br>Si suole osservare un crescendo &#8230; politico, tra il Canto VI dell&#8217;Inferno, dedicato a Firenze, il Canto VI del Purgatorio, dedicato all&#8217;Italia, e il Canto VI del Paradiso, dedicato all&#8217;Impero.<br>Gira e rigira, per\u00f2, Dante fa sempre riferimento alle cronache fiorentine di quegli anni: anche a Giustiniano, dopo una lunga digressione sulla storia dell&#8217;Impero, da Enea a lui, alla fine fa dire, male, sia dei Guelfi che dei Ghibellini (entrambi agiscono <em><strong>contr\u2019al sacrosanto segno<\/strong><\/em>, nel senso dell&#8217;Impero simboleggiato dall&#8217;aquila: i primi definiti <em><strong>chi \u2018l s\u2019appropria<\/strong><\/em> e i secondi <em><strong>chi a lui s\u2019oppone<\/strong><\/em>, ma entrambi <em><strong>son cagion di tutti mali<\/strong><\/em>).<br>Stilisticamente, il Canto VI del Paradiso ha una singolarit\u00e0 essendo l&#8217;unico, di tutti cento, con un protagonista assoluto, e senza che il Poeta prenda parola: \u00e8 costituito per intero dal discorso di un solo personaggio, per l&#8217;appunto l&#8217;Imperatore Giustiniano, a cui dunque \u00e8 riservato uno spazio ed un risalto particolari. <\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno del Paradiso, ci troviamo nel II Cielo, quello di Mercurio, ove Dante, accompagnato da Beatrice, \u00e8 salito dal I Cielo, quello della Luna, velocissimo come una freccia che colpisce il bersaglio prima che la corda dell&#8217;arco smetta di vibrare (<em><strong>s\u00ec come saetta che nel segno percuote pria che sia la corda queta, cos\u00ec corremmo nel secondo regno<\/strong><\/em>).<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>il I Cielo, della Luna, governato dagli Angeli, corrisponde al livello pi\u00f9 basso di beatitudine: vi si trovano spiriti che, forse proprio per l&#8217;influsso dell&#8217;astro, tradizionalmente non positivo, furono incostanti e non mantennero pienamente i voti pronunciati: le figure sono cos\u00ec evanescenti da apparire dei riflessi; <\/li><li>il II Cielo, di Mercurio, governato dagli Arcangeli, corrisponde ad un livello superiore di beatitudine: vi si trovano spiriti che ben operarono per la gloria terrena, pi\u00f9 luminosi seppure rerefatti.    <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Lo spirito di Giustiniano compare gi\u00e0 alla fine del canto precedente (il Canto V) quando Dante intravede, nella luminosit\u00e0, singole luci che sono anime di beati che gli vengono incontro e una gli parla, diventando ancora pi\u00f9 luminosa, e lo invita a rivolgergli pure domande; allora il Poeta gli chiede chi \u00e8, e termina lasciando la suspense sulla sua identit\u00e0 (<em><strong>mi rispuose nel modo che \u2018l seguente canto canta<\/strong><\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spirito di Giustiniano si congeda poi all&#8217;inizio del canto successivo (il Canto VII)  quando Dante gli fa intonare, quale saluto, una strofa rieccheggiante nell&#8217;incipit il Sanctus della messa, mente nel prosieguo \u00e8 probabilmente invenzione del Poeta, con terminologia tratta dalle scritture sacre (<em><strong>Osanna, sanctus Deus saba\u00f2th, superillustrans claritate tua felices ignes horum malac\u00f2th!<\/strong><\/em>, parafrasabile con <em>Osanna, o santo Dio degli eserciti <\/em>&lt;saba\u00f2th&gt;, <em>che illumini dall&#8217;alto con la tua luce i beati fuochi di questi regni <\/em>&lt;malach\u00f2t&gt;<em>!<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Canto V, come detto, l&#8217;anima beata, dopo una premessa sulla storia dell&#8217;Impero, si presenta per nome ed espone i suoi principali meriti, nel ben operare per la gloria terrena.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong><em>Cesare fui e son Iustiniano,<\/em><\/strong>\n<strong><em>che, per voler del primo amor ch\u2019i\u2019 sento,<\/em><\/strong>\n<strong><em>d\u2019entro le leggi trassi il troppo e \u2018l vano.<\/em><\/strong>\n<strong><em>E prima ch\u2019io a l\u2019ovra fossi attento,<\/em><\/strong>\n<strong><em>una natura in Cristo esser, non pi\u00f9e,<\/em><\/strong>\n<strong><em>credea, e di tal fede era contento;<\/em><\/strong>\n<strong><em>ma \u2018l benedetto Agapito, che fue<\/em><\/strong>\n<strong><em>sommo pastore, a la fede sincera<\/em><\/strong>\n<strong><em>mi dirizz\u00f2 con le parole sue.<\/em><\/strong>\n<strong><em>Io li credetti; e ci\u00f2 che \u2018n sua fede<\/em><\/strong>\n<strong><em>era,<\/em><\/strong> <strong><em>vegg\u2019io or chiaro s\u00ec, come tu vedi<\/em><\/strong>\n<strong><em>ogni contradizione e falsa e vera.<\/em><\/strong>\n<strong><em>Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,<\/em><\/strong>\n<strong><em>a Dio per grazia piacque di spirarmi<\/em><\/strong>\n<strong><em>l\u2019alto lavoro, e tutto \u2018n lui mi diedi;<\/em><\/strong>\n<strong><em>e al mio Belisar commendai l\u2019armi,<\/em><\/strong>\n<strong><em>cui la destra del ciel fu s\u00ec congiunta,<\/em><\/strong>\n<strong><em>che segno fu ch\u2019i\u2019 dovessi posarmi.<\/em><\/strong><\/pre>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<pre class=\"wp-block-verse\">Fui Cesare (=imperatore) e sono Giustiniano. E, per volere del primo amore (=lo Spirito Santo) che io sento, tolsi dalle leggi il troppo ed il vano. \nPrima che all\u2019opera [legislativa] fossi intento, credevo che in Cristo ci fosse un\u2019unica natura, non di pi\u00f9, e di questa fede ero contento. Ma il benedetto Ag\u00e0pito, che fu sommo pastore (=papa), con le sue parole mi raddrizz\u00f2 verso  la vera fede. \nIo gli credetti. E, ci\u00f2 che era nella sua fede, io vedo ora cos\u00ec chiaro, come si vede che ogni contraddizione ha un termine falso e l\u2019altro vero. Non appena mossi i piedi con la Chiesa [nella  vera fede], a Dio per grazia piacque d\u2019ispirarmi il grande lavoro, e mi dedicai tutto ad esso. Affidai\n le armi (=il comando dell\u2019esercito) a Belisario, al  quale il favore del cielo fu cos\u00ec congiunto, che fu segno che io dovessi distogliermi [da quel compito].<\/pre>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Chi era Giustiniano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano \u00e8 stato imperatore bizantino (Augusto dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Oriente), col nome di Giustiniano I il Grande, dal 527 alla 565 d.C..<\/p>\n\n\n\n<p>Nato in Macedonia, da famiglia di lingua e cultura latine, Giustiniano era figlio di Viglianza, sorella di Giustino, generale dell&#8217;esercito imperiale bizantino che, dopo una brillante carriera miliare, in tarda et\u00e0 divenne Imperatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Giustino aveva adottato il nipote, portandolo con s\u00e8 a Costantinopoli e facendogli compiere &#8211; a differenza di lui che era analfabeta &#8211; non comuni studi di filosofia e di giurisprudenza: Giustiniano ne segu\u00ec quindi le orme, prima nell&#8217;esercito e poi succedendogli.<\/p>\n\n\n\n<p>Giustiniano govern\u00f2 lungamente assieme a Teodora, donna di grandissima bellezza ed intelligenza che aveva voluto fortemente sposare, nonostante avesse in giovinezza esercitato attivit\u00e0 non consone (definita dagli storici antichi &#8220;attrice&#8221; e &#8220;prostituta&#8221;; di certo la sua famiglia lavorava all&#8217;Ippodromo di Costantinopoli e lei era danzatrice in rappresentazioni teatrali oscene), avesse gi\u00e0 avuto un marito ed anche un figlio da padre ignoto (a causa proprio di tali mestieri).<\/p>\n\n\n\n<p>Giustiniano si distinse per aver quasi ripristinato, seppur per poco tempo, l&#8217;unicit\u00e0 dell&#8217;Impero (da Imperatore d&#8217;Oriente, attraverso fortunate campagne militari, specie quelle condotte in Africa e in Italia dal generale Belisario, riusc\u00ec a impadronirsi di gran parte dei territori che erano stati persi dall&#8217;Imperatore d&#8217;Occidente a causa delle invasioni barbariche).<\/p>\n\n\n\n<p>Lasci\u00f2 per\u00f2 il segno, nella storia, perch\u00e8 promosse la redazione del Corpus Iuris Civilis: un&#8217;opera monumentale di raccolta, ma anche di riorganizzazione analitica e sistematica, di materiale normativo e giurisprudenziale costituente il diritto romano, redatta da pochi valentissimi giuristi (la Commissione originaria, istituita con la costituzione <em>Haec quae necessario<\/em> del 13.2.528, quando Giustiniano era asceso al trono imperiale da meno di un anno, era formata da 10 membri: un Giovanni di Cappadocia quale Presidente, Triboniano, Teofilo, 2 avvocati e 5 funzionari), in tempi relativamente brevi (il primo lavoro, ossia il Codex, fu pubblicato in appena un anno, con la costituzione <em>Summa rei publicae<\/em> del 7.4.529).<\/p>\n\n\n\n<p>Il Corpus Iuris Civilis \u00e8 stato, sino alla codificazione napoleonica, e quindi per oltre un millennio, la base del diritto comune europeo: dal diritto romano non si sarebbe giunti al Code Napoleon e, da noi in Italia, ai &#8220;Quattro Codici&#8221; tuttora fondamentali (Codice Civile, Codice Penale, Codice Procedura Civile, Codice Procedura Penale) senza Giustiniano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Corpus Iuris Civilis \u00e8 cos\u00ec composto: Institutiones (opera didattica, destinata agli studenti delle prime classi, in 4 libri &#8211; personae, res, obligationes e actiones -, derivata da testi in particolare di Gaio); Digesta o Pandectae (opera antologica, destinata ai pratici, nonch\u00e8 agli studenti delle classi superiori, in 50 libri, ciascuno diviso in titoli, ciascuno con una propria rubrica, in cui figurano ordinati innumerevoli frammenti degli autori classici, annotando nome del giurista e titolo dell&#8217;opera); Codex (raccolta delle leggi emate dagli imperatori, da Adriano sino a Giustiniano stesso, con indicazione dell&#8217;autore, dei destinatari, delle date e dei luoghi, divise per argomento, in 12 libri, spaziando dal diritto canonico ed ecclesiastico al diritto privato, al diritto penale e al diritto amministrativo); e Novellae Constitutiones (leggi emanate sempre da Giustiniano, successivamente al Codex).  <\/p>\n\n\n\n<p>Una raccolta ma anche, come detto, una riorganizzazione, togliendo &#8220;il troppo e il vano&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo prevedeva, programmaticamente, la costituzione <em>Haec quae necessario<\/em> in merito al Codex: occorrendo una ricognizione ed un riordinamento delle leggi per porre fine alle lungaggini dei processi, fu dato ai commissari il potere di apportare aggiunte, tagli e modifiche (le cosiddette interpolazioni) per rendere pi\u00f9 chiare le norme, espungendo le disposizioni abrogate o anche solo cadute in desuetudine (tanto che, all&#8217;esito dei lavori, fu espressamente ordinato che nei processi venissero citate solo le norme contenute nel Codex pubblicato, vietando l&#8217;utilizzo di testi diversi da quelli inseriti nel Codex stesso).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Insomma: una semplificazione normativa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Cose d&#8217;altri tempi ?<\/p>\n\n\n\n<p>Calcolare quante leggi siano vigenti in Italia \u00e8 impossibile: si rischia davvero di dare i numeri.<\/p>\n\n\n\n<p>Un molto attivo <a href=\"http:\/\/www.cgiamestre.com\/tag\/ufficio-studi-cgia\/\">Ufficio Studi<\/a> ne ha stimate 160.000, di cui 71.000 nazionali e 89.000 regionali, mentre in Francia sarebbero 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000; ma sono, sicuramente, di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La produzione \u00e8 copiosa e incessante:<br>per numero di atti normativi (considerando soltanto il Parlamento nazionale, nei primi tre anni della attuale XVII Legislatura &#8211; dati del periodo 23 marzo 2018 \/ 22 marzo 2021 &#8211; sono state approvate 171 leggi, 91 decreti legge, 114 decreti legislativi);<br>per le dimensioni degli atti normativi (l&#8217;attuale pandemia ha reso di comune constatazione il susseguirsi di lunghi e complicati d.p.c.m., d.l., d.lgs. etc etc, ma gi\u00e0 nella ordinariet\u00e0 erano divenute normali, solo per esemplificare, leggi finanziarie con centinaia di articoli ovvero di commi &#8211; l&#8217;ultima, la <a href=\"https:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-12-30;178\">30.12.20 n. 178<\/a>, ha sforato i mille: l&#8217;articolo 1 consta di 1150 commi ! &#8211; , introducenti norme in ambiti disparati, ben oltre le disposizioni in tema di finanza pubblica e di politica di bilancio che ne dovrebbero essere l&#8217;oggetto precipuo).<\/p>\n\n\n\n<p>Banalmente, gi\u00e0 alla fine degli anni novanta l&#8217;abbonamento di un avvocato a &#8220;Le Leggi&#8221; diventava insostenibile: a parte il fatto che la rilegatura costava pi\u00f9 della rivista, ogni dodici mesi si riempiva pi\u00f9 di mezzo scaffale di una libreria. <\/p>\n\n\n\n<p>Una decina d&#8217;anni orsono, in un letteralmente pirotecnico <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=SnwRvaQrXzA\">show<\/a>, un Ministro della Repubblica sostenne di avere bruciato (sic) 375.000 leggi, in quanto inutili.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo troppe leggi sono non solo inutili ma anche dannose: comportano difficolt\u00e0 di conoscenza, a fortiori di interpetazione e di applicazione, soprattutto per la poca chiarezza e talvolta addirittura per delle contraddizioni, con l&#8217;incertezza del diritto che ne consegue, e sono pertanto di per s\u00e8 ingiuste.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 volte si \u00e8 cercato di mettere mano alla congerie normativa: oltre a varie Commissioni di studio (che spesso si costituiscono quando non si sa cosa fare, e quasi mai portano a risultati), si arriv\u00f2 addirittura ad istituire un Ministero: nel 2008 (Governo Berlusconi IV) fu creato il Dipartimento per la semplificazione normativa, con a capo un Ministro della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel Ministero dur\u00f2 poco (il successivo Governo Monti non nomin\u00f2 un analogo Ministro e trasfer\u00ec le funzioni del Dipartimento per la semplificazione normativa al Dipartimento della funzione pubblica).<\/p>\n\n\n\n<p>Esord\u00ec male (a febbraio 2009 il Ministro annunci\u00f2 di aver soppresso 29.000 leggi in quanto inutili; sennonch\u00e8, tra le tante, risultarono involontariamente cancellate anche le norme istitutive di alcuni Comuni, tra cui Follonica, Sabaudia, Carbonia e Aprilia, la legge di abolizione della pena di morte e, soprattutto, le norme istitutive della Corte dei Conti: occorse quindi, paradossalmente, un successivo decreto &#8220;salva-leggi&#8221; per rimediare agli errori del primo decreto &#8220;taglia-leggi&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa di buono comunque fece: oltre alla innegabile, consistente, riduzione di cui il fal\u00f2 sopra ricordato resta happening memoriabile, avvi\u00f2 il progetto <a href=\"https:\/\/www.normattiva.it\/\">Normattiva<\/a>, ossia il sito web dello Stato (creato in attuazione &#8230; dell&#8217;art. 107 della l. 23.12.00 n. 388, la legge finanziaria di quell&#8217;anno) che rende disponibile tutta la normativa italiana vigente dal 17 marzo 1861 (data di fondazione del Regno d&#8217;Italia) ad oggi, aggiornata in tempo reale e con valenza, di fatto, ufficiale (a rigore \u00e8 una semplice raccolta che non sostituisce il valore legale derivante dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale).<\/p>\n\n\n\n<p>Certo non ha risolto il problema: tanto \u00e8 vero che quello della semplificazione normativa (quella amministrativa, inerente alla burocrazia, \u00e8 invero l&#8217;altra faccia della stessa moneta, e il settore fiscale \u00e8 forse quello in cui il caos normativo \u00e8 pi\u00f9 pernicioso, per lo Stato e per i cittadini) resta obiettivo di tutti i Governi, anche degli ultimi, con le relative Agende (compreso l&#8217;imminente Recovery Plan). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Piccola riflessione finale <\/p>\n\n\n\n<p>Dante ricollega la codificazione di Giustiniano ad un volere divino (gli fa dire che vi si dedic\u00f2 <em><strong>per voler del primo amor ch&#8217;i&#8217; sento<\/strong><\/em>, ossia lo Spirito Santo; ed invero l&#8217;imperatore, nei suoi editti, si era definito uomo &#8220;iuris religiosissimus&#8221;, traducibile come religiosissimo del diritto).<\/p>\n\n\n\n<p>Verrebbe da dire, vista l&#8217;attuale situazione delle leggi nella nostra Italia, povera Patria, che servirebbe proprio un altro miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Restando per\u00f2 con i piedi per terra, preoccuparsi solo di eliminare le leggi c.d. inutili rischia di essere come svuotare il mare con un secchio se continua tale la proliferazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un argine va messo alla sorgente: come per gli atti processuali s&#8217;impone il principio della sinteticit\u00e0, un <em>modus in rebus<\/em> va prescritto anche a chi le norme materialmente le scrive.   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">* * *<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Il testo completo del Canto VI del Paradiso:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">\u00abPoscia che Costantin l'aquila volse\n contr' al corso del ciel, ch'ella seguio\n dietro a l'antico che Lavina tolse,\n cento e cent' anni e pi\u00f9 l'uccel di Dio\n ne lo stremo d'Europa si ritenne,\n vicino a' monti de' quai prima usc\u00eco;\n e sotto l'ombra de le sacre penne\n govern\u00f2 'l mondo l\u00ec di mano in mano,\n e, s\u00ec cangiando, in su la mia pervenne.\n Cesare fui e son Iustin\u00efano,\n che, per voler del primo amor ch'i' sento,\n d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano.\n E prima ch'io a l'ovra fossi attento,\n una natura in Cristo esser, non pi\u00f9e,\n credea, e di tal fede era contento;\n ma 'l benedetto Agapito, che fue\n sommo pastore, a la fede sincera\n mi dirizz\u00f2 con le parole sue.\n Io li credetti; e ci\u00f2 che 'n sua fede era,\n vegg' io or chiaro s\u00ec, come tu vedi\n ogni contradizione e falsa e vera.\n Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,\n a Dio per grazia piacque di spirarmi\n l'alto lavoro, e tutto 'n lui mi diedi;\n e al mio Belisar commendai l'armi,\ncui la destra del ciel fu s\u00ec congiunta,\n che segno fu ch'i' dovessi posarmi.\n Or qui a la question prima s'appunta\n la mia risposta; ma sua condizione\n mi stringe a seguitare alcuna giunta,\n perch\u00e9 tu veggi con quanta ragione\n si move contr' al sacrosanto segno\n e chi 'l s'appropria e chi a lui s'oppone.\n Vedi quanta virt\u00f9 l'ha fatto degno\n di reverenza; e cominci\u00f2 da l'ora\n che Pallante mor\u00ec per darli regno.\n Tu sai ch'el fece in Alba sua dimora\n per trecento anni e oltre, infino al fine\n che i tre a' tre pugnar per lui ancora.\n E sai ch'el f\u00e9 dal mal de le Sabine\n al dolor di Lucrezia in sette regi,\n vincendo intorno le genti vicine.\n Sai quel ch'el f\u00e9 portato da li egregi\n Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,\n incontro a li altri principi e collegi;\n onde Torquato e Quinzio, che dal cirro\n negletto fu nomato, i Deci e ' Fabi\n ebber la fama che volontier mirro.\n Esso atterr\u00f2 l'orgoglio de li Ar\u00e0bi\n che di retro ad Anibale passaro\n l'alpestre rocce, Po, di che tu labi.\n Sott' esso giovanetti tr\u00efunfaro\n Scip\u00efone e Pompeo; e a quel colle\n sotto 'l qual tu nascesti parve amaro.\n Poi, presso al tempo che tutto 'l ciel volle\n redur lo mondo a suo modo sereno,\n Cesare per voler di Roma il tolle.\n<em>.<\/em>E quel che f\u00e9 da Varo infino a Reno,\n Isara vide ed Era e vide Senna\n e ogne valle onde Rodano \u00e8 pieno.\n Quel che f\u00e9 poi ch'elli usc\u00ec di Ravenna\n e salt\u00f2 Rubicon, fu di tal volo,\n che nol seguiteria lingua n\u00e9 penna.\n Inver' la Spagna rivolse lo stuolo,\n poi ver' Durazzo, e Farsalia percosse\n s\u00ec ch'al Nil caldo si sent\u00ec del duolo.\n Antandro e Simeonta, onde si mosse,\n rivide e l\u00e0 dov' Ettore si cuba;\n e mal per Tolomeo poscia si scosse.\n Da indi scese folgorando a Iuba;\n onde si volse nel vostro occidente,\n ove sentia la pompeana tuba.\n Di quel che f\u00e9 col baiulo seguente,\n Bruto con Cassio ne l'inferno latra,\n e Modena e Perugia fu dolente.\n Piangene ancor la trista Cleopatra,\n che, fuggendoli innanzi, dal colubro\n la morte prese subitana e atra.\n Con costui corse infino al lito rubro;\n con costui puose il mondo in tanta pace,\n che fu serrato a Giano il suo delubro.\n Ma ci\u00f2 che 'l segno che parlar mi face\n fatto avea prima e poi era fatturo\n per lo regno mortal ch'a lui soggiace,\n diventa in apparenza poco e scuro,\n se in mano al terzo Cesare si mira\n con occhio chiaro e con affetto puro;\n ch\u00e9 la viva giustizia che mi spira,\n li concedette, in mano a quel ch'i' dico,\n gloria di far vendetta a la sua ira.\nOr qui t'ammira in ci\u00f2 ch'io ti repl\u00ecco:\n poscia con Tito a far vendetta corse\n de la vendetta del peccato antico.\n E quando il dente longobardo morse\n la Santa Chiesa, sotto le sue ali\n Carlo Magno, vincendo, la soccorse.\n Omai puoi giudicar di quei cotali\n ch'io accusai di sopra e di lor falli,\n che son cagion di tutti vostri mali.\n L'uno al pubblico segno i gigli gialli\n oppone, e l'altro appropria quello a parte,\n s\u00ec ch'\u00e8 forte a veder chi pi\u00f9 si falli.\n Faccian li Ghibellin, faccian lor arte\n sott' altro segno, ch\u00e9 mal segue quello\n sempre chi la giustizia e lui diparte;\n e non l'abbatta esto Carlo novello\n coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli\n ch'a pi\u00f9 alto leon trasser lo vello.\n Molte f\u00efate gi\u00e0 pianser li figli\n per la colpa del padre, e non si creda\n che Dio trasmuti l'armi per suoi gigli!\n Questa picciola stella si correda\n d'i buoni spirti che son stati attivi\n perch\u00e9 onore e fama li succeda:\n e quando li disiri poggian quivi,\n s\u00ec disv\u00efando, pur convien che i raggi\n del vero amore in s\u00f9 poggin men vivi.\n Ma nel commensurar d'i nostri gaggi\n col merto \u00e8 parte di nostra letizia,\n perch\u00e9 non li vedem minor n\u00e9 maggi.\n Quindi addolcisce la viva giustizia\n in noi l'affetto s\u00ec, che non si puote\ntorcer gi\u00e0 mai ad alcuna nequizia.\n Diverse voci fanno dolci note;\n cos\u00ec diversi scanni in nostra vita\n rendon dolce armonia tra queste rote.\n E dentro a la presente margarita\n luce la luce di Romeo, di cui\n fu l'ovra grande e bella mal gradita.\n Ma i Provenzai che fecer contra lui\n non hanno riso; e per\u00f2 mal cammina\n qual si fa danno del ben fare altrui.\n Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,\n Ramondo Beringhiere, e ci\u00f2 li fece\n Romeo, persona um\u00ecle e peregrina.\n E poi il mosser le parole biece\n a dimandar ragione a questo giusto,\n che li assegn\u00f2 sette e cinque per diece,\n indi partissi povero e vetusto;\n e se 'l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe\n mendicando sua vita a frusto a frusto,\n assai lo loda, e pi\u00f9 lo loderebbe\u00bb.\n<\/pre>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-e-susanna.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"793\" height=\"793\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-e-susanna.jpeg\" alt=\"\" data-id=\"5683\" data-full-url=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-e-susanna.jpeg\" data-link=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?attachment_id=5683\" class=\"wp-image-5683\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-e-susanna.jpeg 793w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/dante-e-susanna-300x300.jpeg 300w, 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