{"id":7598,"date":"2018-05-06T09:30:00","date_gmt":"2018-05-06T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=7598"},"modified":"2023-05-14T19:27:17","modified_gmt":"2023-05-14T17:27:17","slug":"condominio-corte-cassazione-sez-unite-16-2-18-n-3873-costruzioni-su-parti-comuni-e-operativita-della-disciplina-dellaccessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/?p=7598","title":{"rendered":"CONDOMINIO &#8211; Cassazione Civile sez. unite, 16.2.18 n. 3873 &#8211; Costruzioni su parti comuni e operativit\u00e0 della disciplina dell&#8217;accessione"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F7598&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" ><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>\n<p>Presidente: Amoroso Giovanni<\/p>\n\n\n\n<p>Relatore: Lombardo Luigi Giovanni<\/p>\n\n\n\n<p>Data pubblicazione: 16\/02\/2018<\/p>\n\n\n\n<p>Sentenza<\/p>\n\n\n\n<p>(omissis)<\/p>\n\n\n\n<p>Fatti di causa<\/p>\n\n\n\n<p>1. &#8211; P* F* convenne, dinanzi al Tribunale di Belluno (Sezione distaccata di Pieve di Cadore), la societ\u00e0 C* D* s.r.l. Premettendo di essere comproprietario pro indiviso, con la societ\u00e0 convenuta, di un terreno sito in Cortina d&#8217;Ampezzo, adiacente al fabbricato condominiale delle parti, chiese lo scioglimento della comunione delle unit\u00e0 immobiliari edificate dalla societ\u00e0 C* D* sul suolo comune (costituite da un corpo edilizio interrato composto da due piani sovrapposti e da altra costruzione a livello seminterrato adibita ad autorimessa e cantina), con conseguente attribuzione delle quote di spettanza di ciascuno e con determinazione degli eventuali conguagli.<\/p>\n\n\n\n<p>La societ\u00e0 convenuta, costituendosi e resistendo alle domande attoree, chiese dichiararsi non luogo a provvedere sulla divisione dei locali seminterrati comuni destinati ad autorimessa, cantina ed accessori, stante l&#8217;intervenuto accordo fra le parti in ordine all&#8217;attribuzione dei beni; chiese, invece, l&#8217;attribuzione in propriet\u00e0 esclusiva del corpo edilizio interrato, sul presupposto che lo stesso fosse di sua propriet\u00e0 esclusiva; in subordine, nell&#8217;ipotesi di accoglimento anche parziale della domanda attorea, chiese la condanna del P* a corrispondere ad essa convenuta un indennizzo per l&#8217;indebito arricchimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;adito Tribunale, con sentenza dell&#8217;8 aprile 2011, dichiar\u00f2 che la societ\u00e0 C* D* s.r.l. era esclusiva proprietaria del corpo di fabbrica interrato edificato nel terreno comune; dichiar\u00f2 che il P* e la C* D* erano proprietari esclusivi dei locali al piano seminterrato meglio descritti nella relazione del C.T.U., salva la comunione sull&#8217;area di manovra.<\/p>\n\n\n\n<p>2. &#8211; Sul gravame proposto dal P*, la Corte di Appello di Venezia ha confermato la pronuncia di primo grado. Nel rilevare la carenza dei presupposti per poter ritenere &#8220;cosa comune&#8221; il corpo di fabbrica interrato edificato dalla societ\u00e0 convenuta (che costituisce l&#8217;immobile cui attiene la questione di diritto sottoposta a questa Corte), i giudici di appello hanno osservato che tale corpo di fabbrica: (a) risulta essenzialmente incorporato alla propriet\u00e0 esclusiva della convenuta societ\u00e0 C* D* (che vi accede per mezzo di una scala interna dall&#8217;unit\u00e0 abitativa di sua propriet\u00e0, situata al piano terra dell&#8217;edificio condominiale) ed \u00e8 stato realizzato su progetto e con lavori eseguiti dallo stesso attore P* (socio e legale rappresentante dell&#8217;omonima impresa edile), ma pagati esclusivamente dalla C* D* sul presupposto che esso sarebbe stato di propriet\u00e0 esclusiva di quest&#8217;ultima e non di propriet\u00e0 comune; (b) non \u00e8 incorporato n\u00e9 \u00e8 funzionalmente legato alla propriet\u00e0 del P*; (c) \u00e8 privo di caratteristiche (quali un muro maestro o un tetto) tali da indurre a ritenerlo essenziale all&#8217;esistenza dei beni comuni; (d) infine, \u00e8 stato progettato e realizzato in funzione esclusiva delle preesistenti unit\u00e0 immobiliari di propriet\u00e0 della societ\u00e0 C* D*.<\/p>\n\n\n\n<p>Rilevando che, nella specie, vi sarebbe stato un valido accordo assunto ed osservato dalle parti, provato documentalmente, la Corte di Appello di Venezia, nell&#8217;escludere la compropriet\u00e0 di quanto realizzato nel sottosuolo, ha richiamato il principio di diritto secondo cui alle costruzioni eseguite da uno dei comproprietari sul suolo comune non si applica la disciplina sull&#8217;accessione contenuta nell&#8217;art. 934 cod. civ., ma quella in materia di comunione, con la conseguenza che la nuova costruzione diviene di propriet\u00e0 comune ai condomini non costruttori solo se essa sia stata realizzata in conformit\u00e0 a detta disciplina, ossia nel rispetto delle norme che disciplinano l&#8217;uso della cosa comune; altrimenti essa, quando sia stata abusivamente realizzata, non diviene comune neppure per accessione.<\/p>\n\n\n\n<p>3. &#8211; Per la cassazione della sentenza di appello ha proposto ricorso P* F* sulla base di dodici motivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha resistito con controricorso la societ\u00e0 C* D*.<\/p>\n\n\n\n<p>4. &#8211; All&#8217;esito dell&#8217;udienza pubblica del 21 marzo 2017, la Seconda sezione civile di questa Corte, con ordinanza n. 9316 dell&#8217;Il aprile 2017, ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l&#8217;eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, rilevando un contrasto diacronico nella giurisprudenza di legittimit\u00e0 sulla questione di diritto, sottostante al secondo motivo di ricorso, vertente sulla propriet\u00e0 della costruzione realizzata da uno dei comproprietari sul suolo comune.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, l&#8217;ordinanza interlocutoria ha sottolineato come, sulla questione, esistano due contrapposti orientamenti nella giurisprudenza della Corte:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; un primo orientamento, pi\u00f9 tralatizio, secondo cui, per il principio dell&#8217;accessione (art. 934 cod. civ.), la costruzione su suolo comune \u00e8 anch&#8217;essa comune, mano a mano che si innalza, salvo contrario accordo scritto ad substantiam (art. 1350 cod. civ.); pertanto, per l&#8217;attribuzione in propriet\u00e0 esclusiva, ai contitolari dell&#8217;area comune, dei singoli piani che compongono la costruzione, sono inidonei sia il corrispondente possesso esclusivo del piano, sia il relativo accordo verbale, sia il proporzionale diverso contributo alle spese (Cass., Sez. 2, 11\/11\/1997, n. 11120; Cass., Sez. 1, 12\/05\/1973, n. 1297; Cass., Sez. 2, 11\/07\/1978, n. 3479; Cass., Sez. 2, 10\/11\/1980, n. 6034);<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; un secondo e pi\u00f9 recente orientamento &#8211; fatto proprio dai giudici di merito &#8211; secondo cui, invece, la disciplina sull&#8217;accessione, contenuta nell&#8217;art. 934 cod. civ., si riferisce solo alle costruzioni su terreno altrui, mentre alle costruzioni eseguite da uno dei comproprietari su terreno comune non si applica tale disciplina, ma quella in materia di comunione, con la conseguenza che la compropriet\u00e0 della nuova opera sorge a favore dei condomini non costruttori solo se essa sia realizzata in conformit\u00e0 a detta disciplina, ossia con il rispetto delle norme che dettano i limiti che ciascun comproprietario deve osservare nell&#8217;uso della cosa comune, mentre le opere abusivamente realizzate non possono considerarsi beni condominiali per accessione, ma vanno considerate appartenenti al comproprietario costruttore e rientranti nella sua esclusiva sfera giuridica (Cass., Sez. 2, 22\/03\/2001, n. 4120; Cass., Sez. 2, 27\/03\/2007, n. 7523).<\/p>\n\n\n\n<p>La Seconda Sezione ha evidenziato la necessit\u00e0 di rimeditare il pi\u00f9 recente orientamento, per la perplessit\u00e0 che desta la conclusione secondo cui l&#8217;edificazione sull&#8217;area comune da parte di uno solo dei comunisti, in violazione degli artt. 1102 e segg. cod. civ., determini l&#8217;assegnazione della propriet\u00e0 esclusiva dell&#8217;opera e del suolo in favore del comproprietario costruttore, effetto giuridico &#8211; questo &#8211; difficilmente inquadrabile in uno dei modi di acquisto stabiliti dall&#8217;art. 922 cod. civ.; e prospetta l&#8217;esigenza di tracciare una linea interpretativa in grado di coniugare la disciplina dell&#8217;accessione e quella della comunione, facendo convivere l&#8217;espansione oggettiva della compropriet\u00e0 in caso di inaedificatio ad opera di uno dei comunisti (salvo che non sia stato costituito, nei modi e nelle forme di legge, altro diritto reale a favore del comproprietario costruttore) con la facolt\u00e0 del comproprietario non costruttore di pretendere la demolizione della costruzione ove quest&#8217;ultima sia stata realizzata dall&#8217;altro comunista in violazione dei limiti posti dall&#8217;art. 1102 cod. civ. algodimento della cosa comune.<\/p>\n\n\n\n<p>5. &#8211; Il Primo Presidente ha disposto, ai sensi dell&#8217;art. 374 secondo comma cod. proc. civ., che sulla questione la Corte pronunci a Sezioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p>6. &#8211; Entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative ai sensi dell&#8217;art. 378 cod. proc. civ.<\/p>\n\n\n\n<p>Ragioni della decisione<\/p>\n\n\n\n<p>1. &#8211; Col primo motivo di ricorso, si deduce (ex art. 360 n. 4 cod. proc. civ.), la violazione dell&#8217;art. 112 cod. proc. civ., per avere la Corte di Appello erroneamente escluso che la sentenza di primo grado, nel dichiarare che la societ\u00e0 convenuta aveva acquistato a titolo originario la propriet\u00e0 esclusiva del corpo di fabbrica interrato, fosse incorsa in nullit\u00e0 per extrapetizione. Secondo il ricorrente, la societ\u00e0 C* D* non avrebbe proposto alcuna domanda di accertamento dell&#8217;acquisto a titolo originario del corpo di fabbrica per cui \u00e8 causa, avendo invece posto a fondamento della sua domanda di assegnazione del fabbricato in propriet\u00e0 esclusiva la circostanza dell&#8217;assunzione per intero delle spese di costruzione con l&#8217;asserito consenso del P*. Tale fatto, secondo il ricorrente, non potrebbe qualificarsi come &#8220;costitutivo&#8221; di un acquisto a titolo originario, ma (a tutto concedere) di un acquisto a titolo derivativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Unitamente a tale mezzo va esaminato, per la sua stretta connessione, il quinto motivo di ricorso, col quale si deduce (ex art. 360 n. 4 cod. proc. civ.) la violazione dell&#8217;art. 112 cod. proc. civ., per avere la Corte territoriale ritenuto che la domanda riconvenzionale della societ\u00e0 C* D*, relativa all&#8217;accertamento della propriet\u00e0 esclusiva del fabbricato, fosse autodeterminata e per avere altres\u00ec ritenuto che la C* D* avesse fatto valere un titolo di acquisto della propriet\u00e0 a titolo originario, piuttosto che un titolo di acquisto a titolo derivativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le censure non sono fondate.<\/p>\n\n\n\n<p>Va premesso, che, secondo la giurisprudenza di questa Suprema Corte, alla quale il Collegio ritiene di dare continuit\u00e0, il diritto di propriet\u00e0 e gli altri diritti reali di godimento sono individuati solo in base al loro contenuto (ossia con riferimento al bene che ne costituisce l&#8217;oggetto), cosicch\u00e9 la causa petendi della domanda con la quale \u00e8 chiesto l&#8217;accertamento di tali diritti si identifica con il diritto stesso (c.d. &#8220;diritti autodeterminati&#8221;) e non, come nel caso dei diritti di credito, con il titolo che ne costituisce la fonte (contratto, successione, usucapione etc.); titolo la cui deduzione, nel caso di diritti &#8220;autodeterminati&#8221;, \u00e8 necessaria ai fini della prova del diritto, ma non ha alcuna funzione di specificazione della domanda (Cass., Sez. 2, 16\/05\/2007, n. 11293; Cass., Sez. 2, 08\/01\/2015, n. 40). Pertanto, non ricorre alcuna violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato ove il giudice accolga la domanda, accertando la sussistenza di un diritto c.d. &#8220;autodeterminato&#8221;, sulla scorta di un titolo diverso da quello invocato dalla parte (Cass., Sez. 2, 21\/11\/2006, n. 24702; Cass., Sez. 2, 24\/11\/2010, n. 23851; Cass., Sez. 2, 20\/11\/2007, n. 24141).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla stregua del richiamato principio di diritto, va esclusa la configurabilit\u00e0 del dedotto vizio di extrapetizione, non rilevando il titolo posto dalla societ\u00e0 convenuta a fondamento della pretesa declaratoria della propriet\u00e0 esclusiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Va peraltro osservato che &#8211; nella specie &#8211; la societ\u00e0 convenuta non ha posto a fondamento del proprio asserito diritto di propriet\u00e0 esclusiva scritture traslative della propriet\u00e0 del suolo o costitutive di un diritto di superficie sul suolo comune o di una propriet\u00e0 superficiaria dell&#8217;immobile (sul punto, cfr. Cass., Sez. 2, 09\/10\/2017, n. 23547), ma ha dedotto &#8211; come fatti costitutivi del suo preteso diritto &#8211; mere situazioni fattuali, quali l&#8217;avvenuta assunzione dei costi di costruzione da parte della societ\u00e0 C* D* con il consenso del P*, nonch\u00e9 la progettazione e costruzione delle opere \u00abcome aventi destinazione originaria, esclusiva, pertinenziale alle unit\u00e0 immobiliari di propriet\u00e0 esclusiva C* D*\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro, a prescindere dalla ricordata irrilevanza del titolo in un giudizio avente ad oggetto l&#8217;accertamento di un diritto c.d. &#8220;autodeterminato&#8221;, risulta esente da vizi logici e giuridici la sentenza impugnata laddove essa ha escluso che la societ\u00e0 convenuta avesse chiesto l&#8217;accertamento dell&#8217;avvenuto acquisto della propriet\u00e0 esclusiva della costruzione per cui \u00e8 causa &#8220;a titolo derivativo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>2. &#8211; Col secondo motivo, si deduce (ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ.) la violazione e la falsa applicazione degli artt. 934, 840, 1102 e 1121 cod. civ., per avere la Corte di Appello ritenuto che l&#8217;assunzione dei costi delle opere da parte della societ\u00e0 C* D* avesse determinato in suo favore l&#8217;acquisto della propriet\u00e0 dell&#8217;area ove insiste la costruzione, sottraendola all&#8217;altro comproprietario. Tale conclusione, a dire del ricorrente, darebbe luogo ad una sorta di espropriazione senza indennizzo nei confronti del comproprietario non costruttore e sarebbe, perci\u00f2, in patente contrasto con l&#8217;art. 42 Cost.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo il ricorrente, la Corte territoriale non avrebbe potuto escludere, nella specie, l&#8217;applicabilit\u00e0 del principio dell&#8217;accessione, tanto pi\u00f9 che i comproprietari del suolo non avevano concluso alcuna pattuizione che legittimasse l&#8217;appropriazione dell&#8217;area comune da parte della C* D*, pattuizione che, trattandosi di beni immobili, avrebbe dovuto comunque rivestire la forma scritta ad substantiam. Dovrebbe dunque essere riconosciuto che le unit\u00e0 immobiliari realizzate nel sottosuolo sono di propriet\u00e0 comune dei comproprietari del suolo in rapporto alle rispettive quote, salva la ripartizione tra di essi delle spese sostenute per la costruzione; in subordine, dovrebbe essere sollevata questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell&#8217;art. 934 cod. civ., come interpretato dalla giurisprudenza, per violazione dell&#8217;art. 42 Cost.<\/p>\n\n\n\n<p>Unitamente a tale motivo, va esaminato, in ragione della stretta connessione, il quarto mezzo di ricorso, col quale si deduce (ex art. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. civ.) la violazione dell&#8217;art. 1350 cod. civ., nonch\u00e9 il difetto di motivazione della sentenza impugnata, per avere la Corte territoriale dato rilievo ad asseriti accordi intervenuti tra le parti circa la propriet\u00e0 delle unit\u00e0 immobiliari da costruire, omettendo di considerare che tali pretesi accordi &#8211; ove mai sussistenti &#8211; sarebbero comunque nulli per mancanza della necessaria forma scritta, richiesta dalla legge ad substantiam in materia di costituzione, modificazione o trasferimento di diritti reali immobiliari. Si deduce ancora che i giudici di merito avrebbero omesso, nella motivazione della sentenza, di individuare l&#8217;atto scritto col quale le parti avrebbero legittimato il trasferimento della propriet\u00e0 del suolo comune in favore della C* D* ovvero &#8211; eventualmente &#8211; costituito su di esso un diritto di superficie.<\/p>\n\n\n\n<p>2.1. &#8211; Preliminarmente, va esaminata l&#8217;eccezione formulata dalla controricorrente societ\u00e0, con la quale si \u00e8 dedotto che il P* avrebbe chiesto solo in appello l&#8217;accertamento dell&#8217;avvenuto acquisto per accessione, ai sensi dell&#8217;art. 934 cod. civ., della propriet\u00e0 della costruzione per cui \u00e8 causa.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;eccezione va rigettata, dovendo ritenersi che la richiesta di accertamento dell&#8217;avvenuto acquisto per accessione, da parte del P*, della propriet\u00e0 della costruzione de qua era implicita nella proposta domanda di scioglimento della comunione, costituendo il presupposto logico-giuridico di essa.<\/p>\n\n\n\n<p>2.2. &#8211; Ci\u00f2 posto, prima di passare allo scrutinio dei motivi in esame, il Collegio ritiene di doversi brevemente soffermare sui caratteri essenziali dell&#8217;istituto dell&#8217;accessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Com&#8217;\u00e8 noto, l&#8217;accessione costituisce espressione del carattere &#8220;assoluto&#8221; del diritto di propriet\u00e0 (che l&#8217;art. 832 cod. civ. definisce il \u00abdiritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo\u00bb), della pretesa del suo titolare &#8211; valevole erga omnes &#8211; di non essere disturbato nel suo godimento da qualsiasi terzo; dal che l&#8217;idea che il dominium su una determinata res non consente un concorrente dominio altrui su una cosa che sia divenuta parte della stessa res, s\u00ec da perdere la propria autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;istituto dell&#8217;accessione, quale modo di acquisto della propriet\u00e0 &#8220;a titolo originario&#8221;, affonda le sue radici nel diritto romano, che per\u00f2 non pervenne all&#8217;elaborazione di un concetto unitario di esso in grado di ricomprenderne le varie fattispecie (inaedificatio, satio, implantatio, adluvio, avulsio, etc.); si deve, invece, all&#8217;opera dei giuristi medievali (soprattutto dei glossatori) l&#8217;elaborazione dell&#8217;accessione come figura giuridica unitaria (nella quale furono inquadrate le varie fattispecie di tradizione romanistica), che &#8211; come tale &#8211; fu recepita nel codice napoleonico, per essere poi trasfusa nel primo codice civile dell&#8217;Italia unita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso se il codice civile del 1865, ancora ispirato al mito illuministico della completezza ed esaustivit\u00e0 della legge, forniva una definizione unitaria dell&#8217;accessione. L&#8217;art. 443 di tale codice disponeva, infatti, che \u00abLa propriet\u00e0 di una cosa, sia mobile che immobile, attribuisce diritto su quanto essa produce, o vi si unisce naturalmente o coll&#8217;arte: questo diritto si chiama diritto d&#8217;accessione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il codificatore del 1942, a fronte delle critiche della dottrina, non ha inteso dare una definizione legislativa dell&#8217;accessione; esso, piuttosto, ha dettato una disciplina pi\u00f9 agile dell&#8217;istituto, espungendo dalle norme sull&#8217;accessione la materia dei frutti (disciplinata nel titolo I, dedicato ai &#8220;beni&#8221;, del libro della propriet\u00e0) e adottando dell&#8217;accessione una nozione pi\u00f9 ristretta (come si evince dalla intitolazione della sezione II del capo III del titolo II dello stesso libro) &#8211; limitata alle piantagioni, costruzioni o altre opere fatte sopra il suolo (c.d. &#8220;accessione di mobile ad immobile&#8221; o &#8220;accessione verticale&#8221;) &#8211; che lascia fuori, quali figure autonome, tanto quelle tradizionalmente ricondotte alla &#8220;accessione di mobile a mobile&#8221; (unione e commistione, specificazione) quanto quelle ricondotte alla &#8220;accessione di immobile ad immobile&#8221; o &#8220;accessione orizzontale&#8221; (le varie figure dei c.d. incrementi fluviali).<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la frammentazione delle varie fattispecie tradizionalmente ricondotte all&#8217;accessione, la dottrina rinviene il carattere ad esse comune nel fatto che l&#8217;acquisto della propriet\u00e0 \u00e8 legato al solo fatto materiale ed obiettivo dell&#8217;incorporazione (c.d. &#8220;attrazione reale&#8221;), da intendersi come &#8220;unione stabile&#8221; di una cosa con un&#8217;altra, non rilevando se essa sia avvenuta per evento naturale o per opera dell&#8217;uomo. La propriet\u00e0 si acquista ipso iure al momento dell&#8217;incorporazione; quest&#8217;ultima \u00e8 un fatto giuridico in senso stretto, ossia un fatto che determina l&#8217;effetto giuridico dell&#8217;acquisto della propriet\u00e0 a prescindere dalla volont\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, l&#8217;accessione costituisce un &#8220;meccanismo oggettivo&#8221; di acquisto della propriet\u00e0: la volont\u00e0 dell&#8217;uomo &#8211; ove pure vi sia &#8211; non assume rilievo giuridico n\u00e9 influisce positivamente sull&#8217;acquisto della propriet\u00e0 (cfr. Cass., sez. 2, 06\/06\/2006, 13215; Cass., Sez. 2, 15\/05\/2013, n. 11742; Cass., Sez. 1, 12\/06\/1987, n. 5135).<\/p>\n\n\n\n<p>Fattore unificante delle varie figure di accessione \u00e8 la regola per cui il proprietario della &#8220;cosa principale&#8221; diviene proprietario della &#8220;cosa accessoria&#8221; quando quest&#8217;ultima si congiunge stabilmente alla prima (&#8220;accessorium cedit principali&#8221;). Il diritto di propriet\u00e0 sulla cosa principale esercita, perci\u00f2, una vis attractiva sulla propriet\u00e0 della cosa accessoria. E mentre con riguardo all&#8217;accessione di mobile a mobile spetta al giudice accertare in concreto &#8211; tenendo conto dei criteri della funzione e del valore &#8211; quale sia la cosa principale e quale quella accessoria, nel caso dell&#8217;accessione c.d. verticale \u00e8 la stessa legge (art. 934 e segg. cod. civ.) ad individuare la &#8220;cosa principale&#8221; nel bene immobile (il suolo), sancendo la sua preminenza sulle cose mobili che vi sono incorporate, in ragione dell&#8217;importanza economicosociale che ad esso si riconosce (anche se tale regola non manca delle sue eccezioni: come nel caso della c.d. &#8220;accessione invertita&#8221; di cui all&#8217;art. 938 cod. civ., cui pu\u00f2 farsi ricorso ove vi sia stata occupazione parziale di un fondo altrui). Sicch\u00e9, quando riguarda un bene immobile, l&#8217;accessione si coniuga col principio per cui la propriet\u00e0 immobiliare (c.d. &#8220;propriet\u00e0 fondiaria&#8221;) si estende in linea verticale teoricamente all&#8217;infinito, sia nel sottosuolo che nello spazio sovrastante al suolo, fin dove l&#8217;uno e l&#8217;altro siano suscettibili di utilizzazione economica, ossia fin dove il proprietario del suolo abbia interesse ad escludere le attivit\u00e0 di terzi (art. 840, secondo comma, cod. civ.).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;art. 934 cod. civ., che apre le disposizioni codicistiche dedicate all&#8217;accessione, detta la &#8220;regola generale&#8221; di tale modo di acquisto della propriet\u00e0 &#8211; trasposizione dell&#8217;antico principio romanistico &#8220;quidquid inaedificatur solo cedit&#8221; (o &#8220;superficies solo cedit&#8221;) &#8211; secondo cui \u00abQualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo, salvo quanto disposto dagli artt. 935, 936, 937 e 938 e salvo che risulti diversamente dal titolo e dalla legge\u00bb; e gli articoli che seguono tale disposizione &#8211; disciplinando specificamente il caso delle opere fatte dal proprietario del suolo con materiali altrui (art. 935 cod. civ.), quello delle opere fatte dal terzo con materiali propri (art. 936 cod. civ.) e quello delle opere fatte dal terzo con materiali altrui (art. 937 cod. civ.) &#8211; confermano la preminenza assegnata dal legislatore al bene immobile sul bene mobile (sia pure con i temperamenti di volta in volta previsti).<\/p>\n\n\n\n<p>La regola dell&#8217;accessione, nella misura in cui consente la ricompattazione e la semplificazione delle situazioni di appartenenza punta a salvaguardare l&#8217;interesse generale al pi\u00f9 razionale sfruttamento economico del suolo, ma costituisce soprattutto &#8211; anche grazie al sistema della pubblicit\u00e0 immobiliare &#8211; presidio della certezza dei rapporti giuridici e della sicurezza della circolazione della propriet\u00e0. Essa finisce per limitare lo stesso potere del proprietario del suolo di disporre del suo diritto, non potendo egli alienare il suolo e la costruzione l&#8217;uno separatamente dall&#8217;altro, salvo a costituire &#8211; con atto redatto nelle forme di legge (art. 1350 cod. civ.) e soggetto all&#8217;onere della trascrizione (art. 2643 e segg. cod. civ.) &#8211; un diritto reale di superficie (sub specie di propriet\u00e0 superficiaria) (art. 952 e segg. cod. civ.).<\/p>\n\n\n\n<p>2.3. &#8211; Orbene, premesso quanto sopra in ordine ai caratteri essenziali dell&#8217;accessione, occorre ritornare ora allo scrutinio del secondo e del quarto motivo di ricorso, con i quali &#8211; come si \u00e8 veduto &#8211; viene sottoposta la questione circa la possibilit\u00e0 che l&#8217;accessione operi quando la propriet\u00e0 del suolo sia comune a pi\u00f9 soggetti (c.d. comunione o compropriet\u00e0) ed uno solo (o alcuni soltanto) di essi abbia edificato sul suolo comune; questione, questa, relativamente alla quale &#8211; come ha evidenziato l&#8217;ordinanza di rimessione &#8211; si fronteggiano due opposti indirizzi giurisprudenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo un primo indirizzo, pi\u00f9 risalente, il principio dell&#8217;accessione (art. 934 cod. civ.) opererebbe anche nel caso di comunione, per cui la costruzione su suolo comune, pur se eseguita da uno solo dei comunisti, diverrebbe anch&#8217;essa comune, mano a mano che viene edificata, salvo contrario accordo scritto. La nuova costruzione diverrebbe, ai sensi dell&#8217;art. 934 cod. civ., automaticamente di propriet\u00e0 di tutti i contitolari del suolo comune, secondo le quote spettanti su detto suolo a ciascuno di essi, salvo il diritto del costruttore al rimborso pro quota delle spese sostenute (Cass., Sez. 2, 11\/07\/1978, n. 3479; Cass., Sez. 2, 11\/11\/1997, n. 11120; Cass., Sez. 1, 23\/02\/1999, n. 1543).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo l&#8217;opposto e pi\u00f9 recente orientamento, oggi prevalente, la fattispecie dell&#8217;accessione di cui all&#8217;art. 934 cod. civ. si riferirebbe solo alle costruzioni od opere eseguite su terreno altrui, presupporrebbe cio\u00e8 che il costruttore sia un &#8220;terzo&#8221; rispetto ai proprietari del suolo; e poich\u00e9 il comproprietario costruttore non pu\u00f2 essere considerato &#8220;terzo&#8221; rispetto agli altri comunisti, la fattispecie della costruzione eseguita da uno dei comproprietari su suolo comune non potrebbe essere regolata dall&#8217;art. 934 cod. civ., ma sarebbe invece regolata dalla disciplina in materia di comunione, che configurerebbe una deroga al principio dell&#8217;accessione. In particolare, secondo tale giurisprudenza, la nuova costruzione sarebbe di propriet\u00e0 comune a tutti i comunisti se eseguita in conformit\u00e0 alle regole del condominio, cio\u00e8 con il rispetto delle norme sui limiti del comproprietario all&#8217;uso delle cose comuni (art. 1102 cod. civ.); apparterrebbe, invece, solo al comproprietario costruttore se eseguita in violazione della disciplina condominiale (costruzione &#8220;illegittima&#8221;) (Cass., Sez. 2, 27\/03\/2007, n. 7523; Cass., Sez. 2, 18\/04\/1996, n. 3675; Cass., Sez. 2, 22\/03\/2001, n. 4120; Cass., Sez. 2, 24\/01\/2011, n. 1556). 2.4. &#8211; La Corte ritiene che il pi\u00f9 recente orientamento giurisprudenziale non possa essere condiviso per le seguenti ragioni.<\/p>\n\n\n\n<p>2.4.1. &#8211; Innanzitutto, il Collegio non reputa fondato l&#8217;assunto &#8211; posto a fondamento dell&#8217;indirizzo giurisprudenziale in esame &#8211; secondo cui presupposto indefettibile dell&#8217;accessione sarebbe la qualit\u00e0 di &#8220;terzo&#8221; del costruttore rispetto al proprietario del suolo; dal che discenderebbe &#8211; secondo tale opinione &#8211; che, nel caso in cui il suolo appartenga in comunione a pi\u00f9 soggetti, non potendo il comproprietario costruttore essere considerato &#8220;terzo&#8221; rispetto agli altri comunisti, l&#8217;accessione non potrebbe operare.<\/p>\n\n\n\n<p>Va premesso che, secondo l&#8217;insegnamento consolidato di questa Corte regolatrice, in materia di accessione, \u00e8 &#8220;terzo&#8221; colui che non sia legato al proprietario del suolo da un rapporto giuridico, di natura reale o personale, che lo legittimi a costruire sul fondo medesimo. Ove invece sussista un diritto reale o personale che assegni al terzo la facolt\u00e0 di edificare su suolo altrui viene meno la ragione di applicare la disciplina dell&#8217;accessione intesa come ipotesi di soluzione del conflitto tra contrapposti interessi, perch\u00e9 il conflitto risulta assoggettato ad una disciplina specifica (ad es.: gli artt. 1592 e 1593 cod. civ. in tema di miglioramenti e addizioni nel rapporto di locazione; gli artt. 983, 985 e 986 in tema di usufrutto; etc.) (cfr. Cass., Sez. 2, 05\/02\/1983, n. 970; Cass., Sez. 2, 14\/12\/1994, n. 10699). Si \u00e8 ritenuto perci\u00f2 che, ove sussista una comunione del suolo ed uno solo dei comproprietari del suolo costruisca su di esso, non \u00e8 applicabile l&#8217;art. 936 cod. civ. (dettato per le \u00abOpere fatte da un terzo\u00bb), non potendo il comproprietario costruttore essere qualificato &#8220;terzo&#8221; rispetto agli altri comproprietari del suolo (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. 2, 14\/01\/2009, n. 743 ; Cass., Sez. 2, 14\/12\/1994, n. 10699; Cass., Sez. 2, 27\/08\/1986, n. 5242).<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 premesso, va tuttavia osservato che un esame obiettivo del complesso della disciplina codicistica consente di ritenere, in accordo con autorevole dottrina, che l&#8217;operare dell&#8217;istituto dell&#8217;accessione non \u00e8 affatto precluso dalla circostanza che, in presenza di una comunione del suolo, la costruzione sia realizzata da uno (o da alcuni) soltanto dei comproprietari.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversi argomenti conducono a tale conclusione.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, sul piano dell&#8217;interpretazione letterale della legge, va rilevato che l&#8217;art. 934 cod. civ. &#8211; che detta la &#8220;regola generale&#8221; in materia di accessione &#8211; non contiene alcun riferimento soggettivo al costruttore. La norma enuncia il principio per cui \u00abQualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo\u00bb e prescinde del tutto da chi sia la persona del costruttore.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una nozione ampia di accessione che fa parte della tradizione giuridica dell&#8217;istituto nel nostro ordinamento e che si collega idealmente alla onnicomprensiva definizione di accessione contenuta nell&#8217;art. 443 del codice civile del 1865, che includeva persino l&#8217;acquisto dei frutti prodotti dal fondo (cfr. art. 444 del cod. civ. abrogato); una nozione che non esclude l&#8217;accessione neppure nel caso di costruzioni realizzate dallo stesso proprietario del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Conferma di quanto detto si ricava dall&#8217;interpretazione sistematica del complesso delle norme relative all&#8217;accessione e, in particolare, dal fatto che le fattispecie di accessione relative al caso in cui il costruttore sia un &#8220;terzo&#8221; rispetto ai proprietari del suolo sono specificamente contemplate e regolate negli artt. 936 e 937 cod. civ. (disposizioni che disciplinano l&#8217;accessione rispettivamente nel caso in cui le opere siano state realizzate &#8220;da un terzo con materiali propri&#8221; ovvero &#8220;da un terzo con materiali altrui&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo le ipotesi in cui le opere siano state eseguite da un soggetto &#8220;terzo&#8221; rispetto al proprietario del suolo regolate dai richiamati artt. 936 e 937 cod. civ., va escluso che l&#8217;art. 934 cod. civ. possa riferirsi alle medesime opere eseguite dal terzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Altra conferma del fatto che l&#8217;applicabilit\u00e0 dell&#8217;art. 934 cod. civ. non \u00e8 subordinata alla qualit\u00e0 di terzo del costruttore si desume, peraltro, dall&#8217;art. 935 cod. civ., che disciplina l&#8217;accessione nel caso in cui l&#8217;opera sia stata edificata dal proprietario del suolo &#8220;con materiali altrui&#8221;; fattispecie &#8211; questa &#8211; nella quale l&#8217;accessione opera nonostante vi sia coincidenza tra costruttore e dominus soli.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, ulteriore conferma del fatto che l&#8217;accessione non presuppone affatto l&#8217;alterit\u00e0 soggettiva tra proprietario del suolo e costruttore si ricava anche dalla giurisprudenza elaborata da questa Corte in tema di &#8220;comunione legale tra i coniugi&#8221;, laddove si \u00e8 affermato che la costruzione realizzata durante il matrimonio da entrambi i coniugi sul suolo di propriet\u00e0 esclusiva di uno solo di essi, appartiene a quest&#8217;ultimo in forza del principio di accessione e, pertanto, non entra a far parte della comunione legale (Cass., Sez. U, 27\/01\/1996, n. 651; Cass., Sez. 1, 30\/09\/2010, n. 20508).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un principio che riconosce l&#8217;operare dell&#8217;accessione, ai sensi dell&#8217;art. 934 cod. civ., in favore del coniuge proprietario esclusivo del suolo, nonostante che egli stesso sia l&#8217;autore della costruzione (sia pure unitamente all&#8217;altro coniuge), nonostante cio\u00e8 che il costruttore non sia &#8220;terzo&#8221; rispetto al proprietario del suolo. Anche da tale principio giurisprudenziale si ricava, perci\u00f2, conferma della conclusione secondo cui l&#8217;accessione non presuppone che il costruttore dell&#8217;opera sia &#8220;terzo&#8221; rispetto alla propriet\u00e0 del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, a meno di voler ridurre l&#8217;art. 934 cod. civ. ad una disposizione meramente enunciativa di una definizione giuridica (simile all&#8217;art. 443 del codice civile abrogato) priva di immediata efficacia precettiva (ci\u00f2 che, tuttavia, non sarebbe conforme n\u00e9 alla lettera della legge n\u00e9 all&#8217;intenzione del codificatore), deve concludersi che l&#8217;art. 934 cod. civ. detta la &#8220;regola generale&#8221; dell&#8217;accessione, che costituisce norma immediatamente applicabile e destinata a regolare tutte quelle fattispecie in cui l&#8217;incorporazione di piantagioni o materiali al suolo non trovi specifica disciplina in diverse disposizioni di legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra tali fattispecie rientra certamente il caso in cui il suolo appartenga in comunione a pi\u00f9 soggetti ed uno (o alcuni) soltanto di essi abbia realizzato una costruzione sul suolo comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 inutile osservare in proposito che, nel caso di costruzione del singolo comunista sul suolo comune, l&#8217;accessione non perde la propria ragion d&#8217;essere giuridica: basti considerare che, proprio grazie all&#8217;accessione, l&#8217;alienazione del suolo comporta l&#8217;automatica alienazione di quanto su di esso incorporato, senza necessit\u00e0 di un separato atto di alienazione dei materiali ad esso stabilmente uniti e senza che &#8211; in mancanza di un tale atto &#8211; l&#8217;acquirente corra il rischio di vedersi disturbato nel godimento del fondo da alcuno dei suoi danti causa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 ritenersi, dunque, che tanto l&#8217;interpretazione letterale quanto l&#8217;interpretazione sistematica delle norme codicistiche relative all&#8217;accessione depongono nel senso che la &#8220;regola generale&#8221; dell&#8217;accessione di cui all&#8217;art. 934 cod. civ. prescinde dal riferimento soggettivo all&#8217;autore della costruzione e che non vi sono ragioni per escludere che essa &#8211; legata com&#8217;\u00e8 al mero fatto dell&#8217;incorporazione dei materiali al suolo &#8211; operi anche nel caso di costruzione realizzata dal singolo comproprietario sul suolo comune.<\/p>\n\n\n\n<p>2.4.2. &#8211; Il Collegio non condivide neanche l&#8217;altro assunto, posto a fondamento della giurisprudenza criticata, secondo cui, allorquando il suolo su cui sono eseguite le opere appartiene a pi\u00f9 soggetti, l&#8217;art. 934 cod. civ. sarebbe derogato dalla disciplina della comunione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che la regola generale dell&#8217;accessione posta dall&#8217;art. 934 cod. civ. vale &#8211; secondo quanto previsto dall&#8217;ultimo inciso della disposizione (\u00absalvo che risulti diversamente (&#8230;) dalla legge\u00bb) &#8211; a condizione che non sia derogata da una norma di legge a carattere speciale (&#8220;lex specialis derogat legi generali&#8221;). Non \u00e8 vero, tuttavia, che la disciplina giuridica della comunione integri una deroga all&#8217;istituto dell&#8217;accessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non esiste, tra accessione e comunione, alcun rapporto tra genus ad speciem.<\/p>\n\n\n\n<p>Invero, la disciplina giuridica della comunione (art. 1100 e segg. cod. civ.) punta a regolare i rapporti tra comproprietari nell&#8217;uso e nel godimento della cosa comune (art. 1102 cod. civ.), a fissare i limiti entro cui \u00e8 consentito il compimento di atti eccedenti l&#8217;ordinaria amministrazione del bene comune o sono permesse le innovazioni e la disposizione della cosa comune, con la garanzia delle ragioni delle minoranze (artt. 1108 e 1120 cod. civ.). Nessuna delle norme che regolano la comunione \u00e8, tuttavia, atta ad incidere sui modi di acquisto della propriet\u00e0 o a mutare l&#8217;assetto della propriet\u00e0 comune, s\u00ec da poter configurare una disciplina speciale, e quindi una deroga, rispetto al principio di accessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, l&#8217;art. 1102 cod. civ. &#8211; che costituisce la norma fondamentale in materia di comunione (applicabile anche alla materia del condominio degli edifici in virt\u00f9 del richiamo contenuto nell&#8217;art. 1139 cod. civ.) &#8211; consente a ciascun partecipante alla comunione di servirsi della cosa comune \u00abpurch\u00e9 non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La medesima ratio \u00e8 posta a fondamento degli artt. 1108 e 1120 cod. civ., che consentono le innovazioni deliberate dalle maggioranze ivi previste, ma sempre a condizione che si tratti di innovazioni che non pregiudichino l&#8217;uso e il godimento della cosa comune da parte di alcuno dei partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Orbene, queste norme escludono in radice che il singolo comproprietario, senza il consenso degli altri comunisti, possa cambiare destinazione al suolo comune ed edificare su di esso con l&#8217;intento di appropriarsi del medesimo ed escludere gli altri comproprietari dal suo godimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esistenza di un pari diritto di ogni comunista sulla cosa comune, infatti, \u00e8 incompatibile con l&#8217;assunto che uno solo di essi possa divenire proprietario esclusivo dell&#8217;opera e del suolo comune su cui essa insiste.<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altra parte, il comproprietario che costruisce senza il consenso degli altri partecipanti alla comunione realizza una alterazione della destinazione della cosa comune ed impedisce agli altri comunisti di fare uso di essa secondo il loro diritto; egli infrange la disciplina della comunione e commette un &#8220;atto illecito&#8221;, come &#8220;illegittima&#8221; \u00e8 la costruzione realizzata sul suolo comune (Cass., Sez. 2, 24\/01\/2011, n. 1556; Cass., Sez. 2, 21\/05\/2001, n. 6921).<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, essendo la disciplina della comunione destinata a regolare i rapporti tra comproprietari nell&#8217;uso e nel godimento della cosa comune e non contenendo tale disciplina alcuna norma in grado di determinare l&#8217;attrazione della nuova opera nella sfera patrimoniale esclusiva del comunista costruttore, va ripudiata l&#8217;idea che la disciplina della comunione costituisca deroga a quella relativa ai modi di acquisto della propriet\u00e0, s\u00ec da escludere l&#8217;operare dell&#8217;accessione.<\/p>\n\n\n\n<p>2.4.3. &#8211; Il Collegio non condivide neppure la conclusione secondo cui la costruzione edificata da uno solo dei comproprietari sul suolo comune diverrebbe di propriet\u00e0 comune di tutti i comunisti solo se eseguita in conformit\u00e0 alle regole che disciplinano la comunione, cio\u00e8 con il rispetto dei limiti posti al comproprietario nell&#8217;uso della cosa comune (art. 1102 cod. civ.), mentre apparterrebbe in propriet\u00e0 esclusiva al solo comproprietario costruttore se eseguita in violazione della detta disciplina (costruzione &#8220;illegittima&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, se venisse esclusa l&#8217;applicabilit\u00e0 del principio di accessione in materia di comunione, non sarebbe dato comprendere sulla base di quale diverso principio la costruzione edificata da uno solo dei comproprietari possa divenire comune agli altri comunisti ove sia eseguita in conformit\u00e0 alle regole che disciplinano la comunione; ma risulterebbe anche, a maggior ragione, incomprensibile come il comproprietario costruttore che, violando la disciplina della comunione, abbia edificato sul suolo comune possa divenire proprietario esclusivo della costruzione, cos\u00ec sottraendo agli altri comunisti la propriet\u00e0 del suolo su cui insiste la costruzione (a tale conclusione sembra addivenire la giurisprudenza criticata nella misura in cui non prospetta una propriet\u00e0 del suolo occupato dalla costruzione diversa dalla propriet\u00e0 della costruzione stessa).<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero \u00e8 che, nella sostanza, la giurisprudenza criticata, una volta esclusa l&#8217;applicabilit\u00e0 del principio di accessione in materia di comunione e ritenuta applicabile solo la disciplina di cui agli artt. 1100 e segg. cod. civ., \u00e8 venuta a creare di fatto, per via pretoria, una nuova figura di &#8220;acquisto a titolo originario&#8221; della propriet\u00e0, che non ha base legale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul punto, va per\u00f2 osservato che sia la Costituzione (art. 42, secondo comma, a tenore del quale spetta alla legge determinare i modi di acquisto della propriet\u00e0) che il codice civile (art. 922, che, nell&#8217;elencare i vari modi di acquisto della propriet\u00e0, conclude con la formula \u00abe negli altri modi stabiliti dalla legge\u00bb) configurano una vera e propria &#8220;riserva di legge&#8221; in ordine ai modi di acquisto della propriet\u00e0, in forza della quale la propriet\u00e0 pu\u00f2 acquistarsi solo nei modi &#8220;legali&#8221;, solo nei modi che il legislatore ha inteso prevedere (non solo &#8211; ovviamente &#8211; in seno al codice civile, ma anche in altri campi del diritto: si pensi ai vari casi di appropriazione coattiva previsti dal diritto pubblico o dal diritto processuale in materia esecutiva), non potendosi ammettere modi di acquisto della propriet\u00e0 (o di altri diritti reali) diversi da quelli che il legislatore abbia previsto e disciplinato.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, ritenere, per via pretoria, che la violazione delle norme sulla comunione consenta al singolo comproprietario che costruisca sul suolo comune di acquistare la propriet\u00e0 della costruzione e del suolo, in danno degli altri comunisti, costituirebbe una patente violazione della &#8220;riserva di legge&#8221; relativa ai modi di acquisto della propriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per di pi\u00f9, va ricordato che la tutela della propriet\u00e0 privata trova fondamento, oltre che nell&#8217;art. 42 Cost., nello stesso codice del 1942. L&#8217;art. 834, primo comma, cod. civ., quasi anticipando la previsione della futura Carta costituzionale, stabilisce \u00abNessuno pu\u00f2 essere privato in tutto o in parte dei beni di sua propriet\u00e0, se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di giusta indennit\u00e0\u00bb; e l&#8217;art. 1102, secondo comma, cod. civ. espressamente preclude al singolo compartecipe di estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri compartecipi, salvo che &#8220;muti il titolo del suo possesso&#8221; (addivenendo all&#8217;acquisto per usucapione ove ricorrano i presupposti richiesti dall&#8217;art. 1158 cod. civ.).<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2, ammettere che i comproprietari non costruttori possano perdere la propriet\u00e0 della cosa comune per il semplice fatto della iniziativa di altro comproprietario, dando luogo ad una sorta di espropriazione della propriet\u00e0 privata in assenza di un interesse generale e senza indennizzo, contrasta con i principi generali che reggono la materia e con la stessa Carta fondamentale (art. 42 Cost.).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, peraltro, di una soluzione contraria ad ogni logica e al comune senso di giustizia, perch\u00e9 finisce col premiare, piuttosto che sanzionare, il comproprietario che commette un abuso in danno degli altri comproprietari.<\/p>\n\n\n\n<p>2.5. &#8211; In definitiva, alla luce di quanto sopra detto, il Collegio ritiene che la disciplina della comunione non configuri affatto una deroga legale al principio di accessione di cui all&#8217;art. 934 cod. civ. e che quest&#8217;ultimo operi anche quando il suolo appartiene in comunione a pi\u00f9 soggetti ed uno solo (o alcuni soltanto) di essi abbia provveduto a realizzare una costruzione o altra opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 detto, l&#8217;accessione costituisce un mero fatto giuridico, che opera per il solo fatto dell&#8217;incorporazione. L&#8217;acquisto della propriet\u00e0 per accessione prescinde dalla volont\u00e0 di alcuno e non \u00e8 escluso dalla buona fede del costruttore; cosicch\u00e9, nel caso di comunione del suolo e di costruzione eseguita su di esso da uno o da alcuni soltanto dei comunisti, tutti i comproprietari del suolo (costruttori e non costruttori) acquistano la propriet\u00e0 della costruzione, in rapporto alle rispettive quote, per il semplice fatto di essere comproprietari del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ben vero che l&#8217;art. 934 cod. civ. fa salve le deroghe alla regola dell&#8217;accessione previste dalla &#8220;legge&#8221; o dal &#8220;titolo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, nessuna delle deroghe all&#8217;operare dell&#8217;accessione previste dalla legge &#8211; quella relativa alle opere destinate all&#8217;esercizio della servit\u00f9 eseguite dal proprietario del fondo dominante sul fondo servente (art. 1069 cod. civ.); o quelle relative alle addizioni eseguite dall&#8217;enfiteuta (art. 975, terzo comma, cod. civ.), dall&#8217;usufruttuario (art. 986, secondo comma, cod. civ.), dal possessore (art. 1150, quinto comma, cod. civ.) e dal locatore (art. 1593 cod. civ.), laddove lo ius tollendi opera quasi sempre in deroga all&#8217;accessione, se non ne venga nocumento alla cosa &#8211; riguardano il caso della comunione del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto al titolo negoziale idoneo ad escludere l&#8217;operare dell&#8217;accessione, esso &#8211; com&#8217;\u00e8 noto &#8211; non pu\u00f2 essere costituito da un negozio unilaterale, essendo invece necessario un apposito contratto stipulato tra il proprietario del suolo e il costruttore dell&#8217;opera, che attribuisca a quest&#8217;ultimo il diritto di propriet\u00e0 sulle opere realizzate (Cass., Sez. 3, 07\/07\/1980, n. 4337; Cass., Sez. 2, 21\/02\/2005, n. 3440).<\/p>\n\n\n\n<p>Costituiscono titoli idonei a impedire l&#8217;operare dell&#8217;accessione, quelli costitutivi di diritti reali, fra i quali si colloca, oltre alla costituzione diretta di un diritto di superficie (art. 952 e segg. cod. civ.), la c.d. concessione ad aedificandum, con la quale il proprietario del suolo rinuncia a fare propria la costruzione che sorger\u00e0 su di esso. Trattandosi di contratti relativi a diritti reali immobiliari, essi, ai sensi dell&#8217;art. 1350 cod. civ., devono rivestire la forma scritta ad substantiam (Cass., Sez. 1, 23\/02\/1999, n. 1543 ; Cass., Sez. 2, 11\/11\/1997, n. 11120; Cass., Sez. 2, 19\/04\/1994, n. 3714; Cass., Sez. 2, 27\/10\/1984, n. 5511); come anche per iscritto deve risultare la rinuncia del proprietario al diritto di accessione, che si traduce sostanzialmente nella costituzione di un diritto di superficie (Cass., Sez. 1, 15\/12\/1966, n. 2946).<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2, in mancanza di valido contrario titolo, qualunque costruzione edificata sul suolo comune &#8211; non solo da terzi (caso che ricadrebbe nelle fattispecie di cui agli artt. 936 e 937 cod. civ.), ma anche da uno o da alcuni soltanto dei comproprietari &#8211; diviene ipso iure, per il solo fatto dell&#8217;incorporazione e a prescindere dalla volont\u00e0 manifestata dalle parti al di fuori delle forme prescritte dall&#8217;art. 1350 cod. civ., di propriet\u00e0 comune di tutti comproprietari del suolo in proporzione alle rispettive quote dominicali.<\/p>\n\n\n\n<p>2.6. &#8211; Una volta stabilito che &#8211; in virt\u00f9 dell&#8217;operare dell&#8217;accessione &#8211; la costruzione su suolo comune appartiene a tutti i comproprietari del medesimo in proporzione alle rispettive quote di propriet\u00e0 (salva l&#8217;esistenza di contrario titolo, nei termini sopra richiamati), rimane da stabilire quale sia il &#8220;regime giuridico&#8221; che deve disciplinare i rapporti tra il comproprietario costruttore e gli altri comproprietari (divenuti ope legis comproprietari della costruzione).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;art. 934 cod. civ. nulla dispone circa la disciplina che deve regolare i rapporti tra costruttore e proprietario del suolo; e la giurisprudenza di questa Corte &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; \u00e8 costante nell&#8217;escludere che la materia possa essere regolata dall&#8217;art. 936 cod. civ., essendo questa una disposizione relativa alle \u00abOpere fatte da un terzo\u00bb e non potendo il comproprietario essere qualificato &#8220;terzo&#8221; rispetto agli altri comproprietari del suolo (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. 2, 14\/01\/2009, n. 743 ; Cass., Sez. 2, 14\/12\/1994, n. 10699).<\/p>\n\n\n\n<p>Il Collegio ritiene che la disciplina giuridica che deve regolare i rapporti tra comproprietario costruttore e comproprietario non costruttore vada ricavata dalle norme che regolano la comunione: innanzitutto, dalle norme che regolano l&#8217;uso della cosa comune e le innovazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Invero, la costruzione su suolo comune &#8211; in quanto innovazione &#8211; deve essere deliberata secondo quanto previsto dall&#8217;art. 1108 cod. civ. (per la comunione ordinaria) e dagli artt. 1120 e 1121 cod. civ. (per il condominio degli edifici), sempre col limite di non pregiudicare il godimento della cosa comune da parte di alcuno dei partecipanti. Perci\u00f2, quando la costruzione \u00e8 stata edificata senza la preventiva autorizzazione della maggioranza dei condomini ovvero quando essa pregiudichi comunque il godimento della cosa comune da parte di tutti i comproprietari, il comproprietario che ha patito pregiudizio dalla costruzione pu\u00f2 esercitare &#8211; nei confronti del comproprietario costruttore &#8211; le ordinarie azioni possessorie (cfr., in tema di azione di manutenzione, Cass., Sez. 2, 17\/10\/2006, n. 22227) e l&#8217;azione di rivendicazione (Cass., Sez. 2, 28\/08\/1990, n. 8884). Il comproprietario leso pu\u00f2 anche esercitare lo ius tollendi e pretendere la demolizione dell&#8217;opera lesiva del suo diritto, ricorrendo alla tutela in forma specifica ex art. 2933 cod. civ. (cfr. Cass., Sez. 2, 13\/11\/1997, n. 11227). La demolizione dell&#8217;opera pu\u00f2 essere anche decisa &#8211; al di fuori del caso di lesione del diritto del singolo comunista &#8211; dalla maggioranza dei comproprietari ai sensi dell&#8217;art. 1108 cod. civ.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Collegio ritiene, tuttavia, che l&#8217;esercizio dello ius tollendi debba essere coniugato con il principio di &#8220;tolleranza&#8221;, col principio di &#8220;affidamento&#8221; e con quello di &#8220;buona fede&#8221; (in ordine a tali principi, ex plurimis, v. Cass., Sez. U, 27\/04\/2017, n. 10413; Cass., Sez. U, 15\/11\/2007, n. 23726).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, peraltro, di principi sottesi al disposto dell&#8217;art. 936, quarto comma, cod. civ., laddove esso stabilisce che \u00abil proprietario non pu\u00f2 obbligare il terzo a togliere le piantagioni, costruzioni ed opere, quando sono state fatte a sua scienza e senza opposizione o quando sono state fatte dal terzo in buona fede\u00bb. \u00c8 vero che tale disposizione (relativa al caso del &#8220;terzo costruttore&#8221;) non \u00e8 applicabile al diverso caso delle opere edificate dal comproprietario sul suolo comune; ci\u00f2 non vuol dire per\u00f2 che in tale ipotesi non debba tenersi conto egualmente dei principi di tolleranza e di affidamento, nonch\u00e9 del principio di buona fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Trattasi di principi generali immanenti all&#8217;ordinamento giuridico, in quanto tali sottesi all&#8217;intera disciplina del codice civile, che devono sempre essere tenuti in conto dal giudice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario, allora, tener distinti il caso in cui il comproprietario costruttore abbia agito contro l&#8217;esplicito divieto del comproprietario o all&#8217;insaputa di questi dal diverso caso in cui egli abbia agito, se non col consenso, quanto meno a scienza e senza opposizioni dell&#8217;altro comproprietario.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso, ove vi sia stata violazione delle norme in tema di condominio, va riconosciuto lo ius tollendi al comproprietario non costruttore, il quale pu\u00f2 senz&#8217;altro agire per ottenere il ripristino dello status quo ante.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo caso, invece, essendovi stato il consenso esplicito o anche meramente implicito del comproprietario non costruttore, va escluso &#8211; a tutela della buona fede e dell&#8217;affidamento del costruttore &#8211; che il primo possa pretendere la demolizione dell&#8217;opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la medesima ragione anche la mera tolleranza, ossia la mancata reazione da parte del comproprietario non costruttore all&#8217;abuso intrapreso dal comunista costruttore, protratta per un congruo periodo di tempo dal giorno in cui ha avuto notizia dei lavori, preclude l&#8217;esercizio dello ius tollendi, facendo sorgere l&#8217;affidamento del costruttore sul sopravvenuto consenso implicito del compartecipe alla comunione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il consenso alla costruzione dell&#8217;opera, manifestato da un comunista all&#8217;altro, pu\u00f2 essere dato con qualunque forma (anche verbalmente), non attenendo esso alla sfera dei diritti reali e non facendo venir meno l&#8217;operativit\u00e0 dell&#8217;accessione e, quindi, l&#8217;acquisto della propriet\u00e0 della costruzione da parte di tutti i comunisti in rapporto alle rispettive quote dominicali; il suo rilievo giuridico non attiene all&#8217;acquisto della propriet\u00e0 della costruzione, ma ai reciproci diritti e obblighi dei comproprietari, e ai loro rispettivi poteri, relativamente ad un&#8217;opera divenuta comunque comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Trattandosi di un consenso che non incide sulla propriet\u00e0 della costruzione, esso pu\u00f2 essere dimostrato con ogni mezzo di prova.<\/p>\n\n\n\n<p>Va aggiunto che, ove lo ius tollendi non venga (o non possa essere) esercitato, sorge, in favore del comproprietario costruttore, un diritto di credito nei confronti degli altri comunisti, divenuti per accessione comproprietari dell&#8217;opera; nasce cio\u00e8 tra le parti un rapporto obbligatorio in forza del quale i comproprietari non costruttori sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di propriet\u00e0, le spese sopportate per l&#8217;edificazione dell&#8217;opera, secondo le norme che regolano la comunione e gli altri istituti di volta in volta applicabili (mandato, negotiorum gestio, arricchimento senza causa, etc.).<\/p>\n\n\n\n<p>2.7. &#8211; Premesso quanto sopra, tornando all&#8217;esame della fattispecie concreta sottoposta al giudizio di questa Suprema Corte, va rilevato come le rationes decidendi della sentenza impugnata contrastino con i principi di diritto sopra esposti.<\/p>\n\n\n\n<p>I giudici di merito hanno ritenuto che l&#8217;istituto dell&#8217;accessione di cui all&#8217;art. 934 non potesse operare nel caso di costruzione edificata da uno solo dei comproprietari su suolo comune ed hanno ritenuto che la costruttrice societ\u00e0 C* D* fosse divenuta ab origine unica proprietaria della costruzione in virt\u00f9 di accordi non bene individuati, n\u00e9 in ordine al loro contenuto n\u00e9 in ordine alla loro forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec facendo, la Corte territoriale ha mostrato di non tener conto del principio di diritto ripetutamente affermato da questa Corte regolatrice secondo cui i contratti traslativi della propriet\u00e0 di beni immobili o costitutivi, modificativi o traslativi di diritti reali immobiliari su cosa altrui devono, ai sensi dell&#8217;art. 1350 cod. civ., rivestire la forma scritta ad substantiam (Cass., Sez. 1, 23\/02\/1999, n. 1543 ; Cass., Sez. 2, 19\/04\/1994, n. 3714; Cass., Sez. 2, 27\/10\/1984, n. 5511; Cass., Sez. 2, 16\/03\/1984, n. 1811); sicch\u00e9 \u00e8 nulla la promessa verbale del proprietario del suolo di trasferire ad altro la propriet\u00e0 del manufatto su di esso edificato (cfr. Cass., Sez. 2, 26\/11\/1988, n. 6380); come, d&#8217;altra parte, la concessione ad aedificandum convenuta verbalmente, e quindi senza un atto scritto, non acquista efficacia reale, ma d\u00e0 vita ad un rapporto meramente obbligatorio, ossia ad un diritto personale nei confronti del concedente (Cass., Sez. 1, 17\/12\/1968, n. 4006; Cass., Sez. 2, 10\/07\/1985, n. 4111).<\/p>\n\n\n\n<p>La Corte territoriale avrebbe dovuto, invece, verificare se fosse stato stipulato tra le parti un contratto redatto in forma scritta avente ad oggetto il trasferimento della propriet\u00e0 del suolo su cui insiste la costruzione realizzata dalla societ\u00e0 convenuta ovvero la costituzione di un diritto di superficie o di altro diritto reale in grado di separare la propriet\u00e0 del suolo dalla propriet\u00e0 della costruzione ovvero &#8211; ancora &#8211; se il P* avesse posto in essere (sempre con la dovuta forma scritta richiesta dall&#8217;art. 1350 n. 5 cod. civ.) una rinunzia abdicativa alla propria quota di compropriet\u00e0 (con conseguente accrescimento del diritto di propriet\u00e0 della C* D*) ai sensi dell&#8217;art. 1104, primo comma, cod. civ. (sul punto, cfr. Cass., Sez. 2, 25\/02\/2015, n. 3819; Cass., Sez. 2, 06\/07\/1968, n. 2316); e non avrebbe potuto dare improprio rilievo, ai fini del riconoscimento della propriet\u00e0 della costruzione, al consenso manifestato &#8220;verbalmente&#8221; dal P* o al fatto che quest&#8217;ultimo si fosse reso esecutore materiale della costruzione su incarico della societ\u00e0 C* D* o alla circostanza che soltanto tale societ\u00e0 avesse sopportato i costi di costruzione (circostanze &#8211; queste &#8211; rilevanti ai fini della verifica della spettanza al P* dello ius tollendi, ma non in grado di incidere sull&#8217;acquisto della propriet\u00e0 della costruzione).<\/p>\n\n\n\n<p>Non rimane, pertanto, che cassare la sentenza impugnata in relazione al secondo e al quarto motivo di ricorso, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia, che, ai sensi dell&#8217;art. 384 secondo comma cod. proc. civ., si uniformer\u00e0 ai seguenti principi di diritto:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00abLa costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene per accessione, ai sensi dell&#8217;art. 934 cod. civ., di propriet\u00e0 comune agli altri comproprietari del suolo, salvo contrario accordo, traslativo della propriet\u00e0 del suolo o costitutivo di un diritto reale su di esso, che deve rivestire la forma scritta ad substantiam\u00bb;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00abIl consenso alla costruzione manifestato dal comproprietario non costruttore, pur non essendo idoneo a costituire un diritto di superficie o altro diritto reale, vale a precludergli l&#8217;esercizio dello ius tollendi\u00bb;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00abOve lo ius tollendi non venga o non possa essere esercitato, i comproprietari del suolo sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di propriet\u00e0, le spese sopportate per l&#8217;edificazione dell&#8217;opera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>3. &#8211; Gli altri motivi rimangono assorbiti.<\/p>\n\n\n\n<p>4. &#8211; Il giudice di rinvio provveder\u00e0 anche in ordine alle spese relative al presente giudizio di legittimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>p. q. m.<\/p>\n\n\n\n<p>La Corte Suprema di Cassazione, pronunciando a Sezioni Unite, accoglie il secondo e il quarto motivo di ricorso, rigetta il primo e il quinto, dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimit\u00e0, ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"http:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione-1024x681.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7405\" srcset=\"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione-1024x681.jpeg 1024w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione-768x511.jpeg 768w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione-1536x1021.jpeg 1536w, https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/corte-cassazione.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Amoroso Giovanni Relatore: Lombardo Luigi Giovanni Data pubblicazione: 16\/02\/2018 Sentenza (omissis) Fatti di causa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7405,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_joinchat":[],"footnotes":""},"categories":[53,8],"tags":[],"class_list":["post-7598","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cassazione","category-condominio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7598","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7598"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7598\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7684,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7598\/revisions\/7684"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7405"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7598"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7598"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cecchinatogeremiaavvocati.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7598"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}